Unificare i segni della scena: Francesca Garolla e il ruolo del dramaturg

Francesca Garolla

Chi è il dramaturg? che importanza ha all’interno del processo teatrale?
Io ricopro questo ruolo a Teatro, oltre a quello di autrice, da circa dieci anni, e nella mia esperienza il dramaturg ha il ruolo di facilitare e concretizzare il processo creativo, mettendosi a servizio di una progettualità condivisa.
Semplificando, definirei il dramaturg un po’ drammaturgo (all’italiana), un po’ consulente artistico, un pò teorico e un pò aiuto regista, una figura poliedrica, insomma: qualcuno che ha il compito di unificare “i segni della scena”, individuando linee di senso che devono poi esplicitarsi nella realizzazione di uno spettacolo o nella conduzione di un processo artistico.

Come si diventa dramaturg?
Io non ho seguito una formazione specifica, mi sono diplomata come regista alla Scuola Paolo grassi, ho avuto esperienze d’attrice e in seguito mi sono concentrata sulla scrittura. Nella mia esperienza la competenza del dramaturg è varia e, per quanto mi riguarda, fortemente legata all’operatività, alla prassi.
ll teatro, come tutti i linguaggi (non solo artistici), è fatto da codici e quei codici, nel tempo cambiano: è necessario soprattutto imparare a guardare e leggere quei codici, interpretandoli nelle loro connessioni con la contemporaneità. Ad esempio, parlare oggi dei concetti di realtà o di finzione è molto differente rispetto a qualche anno fa. Cosa è reale oggi? Un certo tipo di irruzione nella privacy che ci arriva attraverso una comunicazione virtuale velocissima? O forse proprio questo tipo di comunicazione rende tutto fittizio e fa perdere di vista il reale? E allora la realtà, a teatro, potrebbe tornare dal naturalismo? O forse dall’autobiografia?
Il dramaturg deve interrogarsi per mettere in atto una strategia che tenga sì conto degli elementi teatrali specifici a disposizione, ma anche di come l’utilizzo di questi elementi possa modificare il senso di una creazione artistica.
Per fare questo bisogna guardare teatro, leggere teatro, ma soprattutto tenere gli occhi aperti su tutto quello che accade attorno a noi.

Perché in Italia è una figura ancora sconosciuta?
La figura professionale del dramaturg nasce in Germania. In Italia, formalmente, ancora oggi non esiste e questa condizione ha di sicuro rallentato la sua riconoscibilità all’interno delle strutture produttive.
Eppure negli ultimi anni questa figura è diventata sempre più presente nella prassi e quindi sempre più importante: molti registi oggi si avvalgono del lavoro di dramaturg e i diversi collettivi artistici, mostrando come i ruoli tradizionali del teatro siano sempre più in discussione, non possono più prescindere da un lavoro di dramaturgie che va al di là del testo e della sua interpretazione scenica.

Come lavora sul testo e sui personaggi?
In gran parte del teatro contemporaneo queste categorie, ormai, sono desuete, e in ogni caso limitanti: come possiamo parlare di personaggi nei testi di Heiner Muller? Non è forse testo gran parte di quello che attiene al teatrodanza, pur nell’assenza di parole? La drammaturgia della scena non è qualcosa che ormai prescinde dal copione?
Ormai tutti questi elementi – il testo, i personaggi (quando ci sono), il suono, la scena, le luci, le azioni e molto altro ancora – sono soprattutto lettere di un alfabeto che andranno a ricomporsi in un unico testo, che è lo spettacolo. Il lavoro del dramaturg si attua in questo processo di composizione: tra parole e scena, tra attori e regista, tra spettacolo e spettatori, tra spazio della scena e spazio dell’azione.

Ci sono delle regole base del mestiere?
La regola base è l’ascolto: il ruolo del dramaturg è creativo, ma funzionale, il dramaturg fornisce materiali, elementi, spunti, ma soprattutto deve essere in grado di individuare un PERCORSO che, attraversando il testo e la messinscena, si espiciti in un unico esito, di cui regista, attori, tecnici (e tutti gli elementi da loro mossi) sono motore e parte. E questo esito è lo spettacolo.

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