Massive Attack e Napoli, binomio perfetto

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Assistere al concerto dei Massive Attack all’Arena Flegrea di Napoli ha tutto un altro sapore. Il leader ha origini napoletane, è tifoso del Napoli, insomma è come a casa.
Consci dei rumors relativi ai concerti di Firenze e Roma, inaspriti dalle critiche che si sono susseguite sui social, essere presenti era comunque d’obbligo, ogni concerto è diverso dall’altro e al gruppo di Bristol andava concesso il beneficio del dubbio.

A riscaldare l’Arena Flegrea stipata fino all’orlo ci hanno pensato i concittadini Almamegretta, capitanati da un Raiz sempre in forma e certi di ottenere la completa partecipazione del pubblico, la loro esibizione è stata sì breve, in quanto band di supporto, ma intensa e impeccabile, tutta l’Arena ha cantato le strofe di Nun te Scurdà nel microfono di Raiz puntato verso il pubblico.

Il palco si è svuotato, alcuni minuti d’attesa e poi dal buio un tappeto sonoro elettrico e la ritmica incalzante hanno preannunciato l’inizio del concerto tanto atteso, sono entrati in scena Robert Del Naya, Daddy G e Horace Andy: eccoli i Massive Attack.
L’intro è di grande impatto, più che ad uno showcase musicale è già chiaro che si assisterà ad uno spettacolo visivo, come già ci hanno abituati in passato. Lo sfondo è un grande ledwall che si anima di volta in volta di messaggi che invitano a riflettere, un concerto che si trasforma in una presa di coscienza collettiva, un modo per suggerire al pubblico di ragionare con la propria testa, di non lasciarsi sopraffare dai media e dalla distorsione dell’informazione, per ricordarci che siamo tutti uguali, e che in un momento storico come questo non possiamo parteggiare per l’una o l’altra vittima solo perché ci è vicina. Su tutti, un messaggio: “Qual è lo scopo di avere intelligenza?” – “Scoprire di averla”.

Tra i brani storici i Massive Attack eseguono impeccabilmente Hymn of the big wheel, Risingson, Future Proof, Inertia creeps e Angel.
Unfinished sympathy e Save from harm sono invece impreziositi dalla splendida voce di Deborah Miller.

Del Naya saluta il pubblico in italiano e ci ricorda delle sue origini dedicando Eurochild al padre, originario di Napoli, e esprimendo il suo disappunto verso le recenti scelte politiche britanniche: “we’re in this together, tutti insieme”.
Altro intervento d’obbligo è quello di stampo calcistico, lui grande tifoso del Napoli non poteva non dire la sua sul caso Higuain: “Gonzalo, Gonzalo… ma abbiamo Marekiaro”, riferendosi chiaramente all’affezione alla maglia del capitano Marek Hamsik.

Il concerto termina, delle critiche mosse in precedenza condividiamo il fatto che il leader non risulti avere una voce in splendida forma e che il tutto risulti un po’ breve, ma con il brano conclusivo i napoletani non andranno via insoddisfatti.
Perché è Napoli trip; è Raiz sul palco dei grandi; è Karmacoma.

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