Birre e rivelazioni

Birre e rivelazioni

nella foto Tony Laudadio e Andrea Renzi

Birre e rivelazioni, testo del regista, attore e scrittore Tony Laudadio, spezzino di nascita ma casertano di adozione, è andato in scena il 20 ottobre in occasione del trentennale della Sala Assoli di Napoli dove resterà fino al 25. Lo spettacolo è un atto unico scandito da otto birre in cui si narra l’incontro in una birreria, in apparenza casuale, tra Sergio, Andrea Renzi, proprietario del locale e Marco, Tony Laudadio, professore di letteratura italiana ed insegnante di suo figlio. Quest’ultimo verrà continuamente evocato nel corso della narrazione etilica divenendo il vero protagonista, assente fisicamente dalla scena, ma nodo cruciale del discorso sempre in bilico tra riflessione seria e delirio alcolico. Un lento ma costante svelamento il cui scopo finale è la conoscenza profonda degli altri, delle persone a noi più prossime che crediamo di conoscere profondamente attraverso un metro di giudizio spesso offuscato dai nostri sentimenti ma che di fatto ci toglie lucidità.

Otto birre che scandiscono, una dietro l’altra, i tempi di questa conversazione. Conversazione che in poco tempo si trasforma in viaggio alla scoperta del mondo interiore del figlio. Birre e rivelazioni è un’analisi attuale e molto ironica della natura umana. E lo spettatore se ne accorge già dal primo incontro tra il professore ed il padre in cui rivede immagini tipiche della propria adolescenza: incontri casuali coi professori per strada, in metropolitana o al ristorante dove tra mille argomenti si cerca di prendere tempo prima di arrivare alla fatidica domanda: “Come va mio figlio a scuola?”. Una domanda semplice, e consentita, che porterà Sergio in una interiorità mai presa in considerazione prima di allora.

Le otto birre non dettano solo i tempi della narrazione creando movimento nel corso della stessa ma sono anche i gradi di separazione tra il professore ed il padre. La prima rappresentazione del disagio iniziale, del rapporto formale tra genitore-insegnate, parzialmente colmato dalla passione comune per Simon & Garfunkel ed un senso dell’umorismo che, seppur agli antipodi, riesce a creare un legame tra i due. La prima birra è quella che apre un varco alla crisi di Sergio, padre tradito dal figlio che preferisce il professore d’italiano per le sue confessioni  in cui esprime i turbamenti tipici dell’adolescenza. Nasce il primo scontro tra i due e la separazione, colmata con l’arrivo della seconda birra, con cui tra un serie di botta e risposta, mirati ad abbassare i livelli di tensione, il professore fa capire a Sergio che le confidenze di Francesco riguardano l’essere confuso circa i propri gusti sessuali. Un momento di silenzio, occhi sbarrati e mani nei capelli. Sergio reagisce negativamente, si nasconde dietro una serie di luoghi comuni, dice di aver bisogno di elaborare il lutto. Marco cavalca le sue esternazioni con profonda ironia, sdoganando il suo lutto. Sergio diventa, birra dopo birra, conscio del fatto che suo figlio sta crescendo prendendo direzioni diverse che cozzano contro la sua visione di felicità. E’ un padre che si crede moderno, di mentalità aperta, ma la reazione alla presunta omosessualità di suo figlio è l’emblema assoluto della nostra società, ancora fortemente chiusa e spaventata, pronta ad allontanare tale dubbio compiendo azioni dettate dalla rabbia, dal rancore e dal desiderio di rivalsa ma che di fatto allontanano, chiudendo ogni canale comunicativo.

Le ultime due birre capovolgono il ruolo dei protagonisti. Sergio chiede aiuto a Marco nel tentativo di recuperare il rapporto con suo figlio Francesco. Marco chiede un compenso in grado di colmare la perdita di un potenziale giovane amante. Sergio striscia ai piedi del professore e decide di acconsentire a questo sacrificio barattando il proprio corpo con l’allontanamento di suo figlio dal pericolo. Sarà proprio questo gesto di profondo amore a restituire ai due protagonisti in scena la dignità, quella di padre, mosso da profondo amore e pronto ad abbracciare le scelte del figlio, e quella di uomo del professore, uomo in cerca di amore intenso fatto di condivisione e di presenza, non più di incontri fugaci e puramente carnali. L’ultima birra unisce, per la prima volta, i due in un legame diretto, non più mediato da Francesco, oggetto da amare e possedere.

Tony Laudadio racconta i molti sentimenti che ruotano attorno all’omosessualità che da tema centrale verso la fine della narrazione diventa del tutto marginale. Il regista racconta di amore, odio, rancore, possesso, racconta dell’umanità intesa come pasta di cui  è fatto l’essere umano, in bilico tra ricerca della verità a conferma delle proprie identità.

 

 

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