Zio Vanja (Andrei Konchalovsky)

zio vanja konchalovsky

A 14 anni di distanza dal suo Zio Vanja cinematografico, Andrei Konchalovsky torna sul testo di Cechov mettendo, finalmente, in luce lo humour cattivo del drammaturgo russo con delicatezza e armonia.

Zio Vanja è una tragedia familiare, con toni da commedia, in cui ogni personaggio è alla ricerca della sua verità e sopporta il proprio tormento. Sonja ha perduto la madre, vive con lo zio Vanja, e non è amata dal padre, professore d’arte, che torna alla sua tenuta con la sua nuova giovane moglie, Elena. E’ un personaggio tenero, ama perdutamente, non ricambiata, Astrov, il medico di campagna, un uomo molto colto ma incapace di amare, disilluso della vita.

Ma è Vanja il personaggio centrale della vicenda : un uomo tormentato dal tempo che scorre, dal fatto di invecchiare. Si è sempre dedicato alla sua famiglia e ha perduto, ormai, la sua giovinezza e la possibilità di vivere una vita indipendente. L’arrivo di Elena, donna bellissima ed elegante, lo sconvolge e, per la prima volta, si confronta con se stesso. Si accorge che la sua vita è volata via, invano, che ha dedicato anima e tempo a sua madre che, però, lo considera ancora come un ragazzino. Sa di essere impotente, sa che non ha la forza per sovvertire completamente la sua vita, e allora tenta un gesto estremo, che fallisce inesorabilmente, cercando di uccidere suo cognato in un raptus lucido di follia. Cechov racconta questa famiglia borghese talvolta con generosa compassione, altre volte con evidente crudeltà e crea una tensione interna che esplode nel secondo atto. E’ realmente difficile mettere in scena l’horror vacui cechoviano ma Konchalovsky supera ogni aspettativa addirittura cogliendo degli aspetti psicologici inediti dei singoli personaggi. Il risultato è un lavoro sublime, elegante, rigoroso, formalmente preciso, che scorre via delicatamente. C’è tutta la Russia che abbiamo amato nel Vanja konchalovskijano, il samovar, la vodka, la vecchia balia, una tenuta da vendere, una famiglia patriarcale e dei figli che dipendono dai genitori.

In più Konchalovsky esalta sapientemente i toni comici, previsti dall’autore, giocando con la nevrastenia dei personaggi e arrivando fino alla caricatura. Inoltre inserisce delle immagini e delle proiezioni video della Russia contemporanea creando un azzeccato parallelo tra la campagna di fine ottocento e la città trafficata di oggi. La campagna ingigantisce il senso di malessere perché isola le famiglie tra loro e personaggi, come Vanja o Sonja, soffrono e soffriranno sempre per il fatto di non aver occupato un posto importante all’interno della loro generazione. Saranno ancora i professor Serebrijakov, i vanesi, gli ottusi dottori, a svendere le vite dei giovani, a prendersi tutto senza remore. Ma Cechov non ha pietà di nessuno e a questi vecchi, sordi ai cambiamenti, affianca donne giovani, ma vuote, che non potranno mai possedere veramente. E’ passato più di un secolo ma la sostanza dell’uomo non è affatto cambiata, per questo motivo l’operazione di Konchalovsky, che non trascura questo elemento, è pienamente riuscita. E ci regala un piccolo grande prodigio registico e di recitazione, che congeda il pubblico tra prolungati applausi meritatissimi.

Zio Vanja

DI ANTON CECHOV
REGIA ANDREI KONCHALOVSKY
CON VLADAS BAGDONAS, NATALIA VDOVINA, YULIA VYSOTSKAYA, IRINA KARTASHEVA, PAVEL DEREVYANKO, ALEXANDER DOMOGAROV, ALEXANDER BOBROVSKY, LARISA KUZNETSOVA, RAMUNE CHODORKAITE
SCENOGRAFIA ANDREI KONCHALOVSKY
COSTUMI RUSTAM KHAMDAMOV
MUSICHE EDUARD ARTEMIEV
DISEGNO LUCI ANDREI IZOTOV
PROGETTO SCENOGRAFICO LUBOV SKORINA
PRODUZIONE TEATRO ACCADEMICO STATALE MOSSOVET

 

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