Violenza e Islam: il prezioso libro-intervista di Adonis

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Violenza e islam è un libro-intervista che nasce da una lunga chiacchierata tra il poeta siriano Adonis e la scrittrice psicoanalista Houria Abdelouahed. I due hanno parlato dell’attuale rovina del mondo arabo, attraverso il tema della violenza come aspetto costitutivo dell’Islam fino ad arrivare agli attentati di Parigi.

Si tratta di un pamphlet importante perché racconta, senza mezzi termini, il mondo arabo contemporaneo. La Primavera araba viene subito liquidata come un tentativo totalmente fallito di rivoluzione in quanto non fondata sulla laicità. Si è trattato, piuttosto, di una guerra contro la tirannia, risponde Adonis alla prima domanda, trasformatasi in tirannia. L’Islam, infatti, è allo stesso tempo uno Stato e una religione, unendo sia la fede che la vita quotidiana. La rivoluzione siriana, per fare un esempio, è stata un autentico fallimento perché ha fatto ripiombare il paese in un oscurantismo selvaggio, dopo aver sfruttato la religione per fini ideologici. E, sempre secondo lo scrittore, non ci può essere una vera e propria rivoluzione araba se la donna è ancora prigioniera della shari’a. Secondo Adonis il mondo arabo non è uscito dal suo Medioevo poiché, appunto, non è mai riuscito a scindere religione dalla vita quotidiana. Vere e proprie rivolte non ci sono state, al massimo si può parlare di cambi di regime.

Più si voltano le pagine di questa preziosa intervista e più si ha la consapevolezza della lucidità di questo grandissimo poeta siriano che, a ottantacinque anni, interviene su un tema scottante cercando di far conoscere, attraverso alcuni punti fondamentali, il male di questo secolo. Non solo: ripensa la storia culturale, politica e sociale del suo popolo tracciando percorsi, ai più, sconosciuti che arrivano alla fine dell’Islam, secondo il poeta siriano, che è Daesh, della cui nascita è responsabile l’Occidente intero, legato solo agli interessi economici.

Ma, probabilmente, Adonis dà il meglio di sé nel capitolo sull’arte e la cultura: “L’Islam considera la poesia come un traviamento e una frode priva di qualsiasi legame con la verità”; “L’Islam ha ucciso la poesia. Questo omicidio, di fatto, è l’assassinio della soggettività, dell’emotività dell’individuo, della sua esperienza di vita in nome del credo ufficiale, quello della Umma (la comunità)”; “Da un punto di vista poetico, la religione è un doppio nichilismo: perché opera una distruzione della bellezza dell’esistenza terrena e la sostituisce con un riempitivo indefinito di leggende relative al paradiso. La poesia ha il vantaggio di affrontare direttamente la divinità senza trasformarsi in un’altra religione”. Frasi che aprono nuovi orizzonti, dove si parla di un mondo plurale, prima del monoteismo. Sicuramente si possono trovare qui alcune delle risposte alle tante domande che ci poniamo dopo le notizie nefaste provenienti da Baghdad, Istanbul o Parigi. Il problema è soprattutto culturale e servono uomini liberi per aprirci gli occhi.

 

 

 

 

 

 

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