Un calcio in bocca fa miracoli

un calcio in bocca fa miracoli

Un calcio in bocca fa miracoli, tratto da un romanzo di Marco Presta ed adattato per il teatro da Massimo Maraviglia, è in scena alla Galleria Toledo di Napoli da martedì 27 ottobre a domenica 1 novembre.

L’autore del romanzo, Marco Presta, conduttore radiofonico de “Il ruggito del coniglio”, fortunata trasmissione in onda da quasi 20 anni su Radio2, ha descritto diversi episodi della vita di un “vecchiaccio”, un falegname anziano che ha vissuto tutta la sua esistenza in nome del menefreghismo, dell’acidume e della poca cura verso le relazioni con gli esseri umani. Il protagonista della vicenda, interpretato da Giancarlo Cosentino con sprezzante e feroce ironia, è immerso in una vita grigia e priva di scossoni; gli unici sprazzi emozionali li subisce suo malgrado da Armando, suo amico da vecchia data, che rappresenta il suo alter ego sorridente, la sua nemesi positiva, verso cui prova insofferenza per il suo essere sempre sorridente, ma da cui non riesce irrimediabilmente a separarsi.

Ha un aiutante, interpretato da Mario Migliaccio con piglio parzialmente incerto, a cui insegna le sue arti di falegnameria e che non perde occasione di vessare con soliloqui, ordini ed ammonimenti, ed una figlia che vive lontano da lui  e che gli somiglia più di quanto lui possa immaginare.

La sua passione è una portiera, portata sulla scena da Federica Aiello, sua dirimpettaia, verso la quale non fa segreto allo spettatore di provare sincera attrazione sessuale, unica presenza sulla scena ad essere concupita, oltre alle penne biro che con destrezza degna del miglior taccheggiatore compulsivo non colleziona ma semplicemente ruba dappertutto, godendosi le loro differenti caratteristiche immerso nel suo piacere.

La scenografia di Armando Alovisi è studiata nei minimi dettagli ed è assolutamente funzionale alla vicenda, lascia immergere lo spettatore in un’atmosfera di abbandono, nuotando nell’animo di un personaggio che si sta lasciando vivere invece di affrontare i suoi desideri e le sue primigenie aspirazioni.

La regia di Maraviglia è misurata, gioca con gli spazi scenici nei momenti di maggiore pathos ma non riesce a catturare in maniera continua l’attenzione dello spettatore, chiudendosi attorno alla recitazione sopra le righe del protagonista. La trasposizione del romanzo in opera teatrale ha la stessa forza dei sentimenti che sorreggono i fili della vicenda, utilizza ironia amara e tensione commovente per far vibrare i cuori del pubblico, ma non risulta riuscita efficacemente, complice il tessuto comico che ogni tanto lascia intravedere qualche ingenuità di troppo.

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