Il rinascimento dei moderni

IMG_20160605_233807Dopo più di trent’anni dalla sua stampa (1985) Il rinascimento dei moderni (La crisi culturale del XVI secolo e la negazione delle origini) di Giancarlo Mazzacurati torna nelle librerie. Questa volta il libro è accompagnato dalla Presentazione di Amedeo Quondam, Trent’anni dopo. C’è poco da dire sulla fama di entrambi, ma per chi non li conoscesse offriamo un breve riepilogo. Giancarlo Mazzacurati (1936-1995) è stato professore di Letteratura Italiana presso L’Università Federico II di Napoli e L’Università di Pisa, le sue ricerche hanno toccato le principali epoche della nostra letteratura, da Boccaccio fino a Pirandello, passando appunto per gli studi rinascimentali. Amedeo Quondam è stato professore di Letteratura Italiana presso La Sapienza di Roma e L’Università di Cagliari, ha partecipato alla fondazione dell’ADI (Associazione degli Italianisti) e del Centro studi «Europa delle Corti» ed è attualmente in pensione.

La Presentazione di Quondam scorre i temi principali del testo e li confronta con i tempi che sono cambiati nell’ultimo trentennio, offrendo anche brevi incursioni nella sua memoria personale, intersecata con quella del collega ed amico scomparso nel 1995. Dal 1985 ad oggi Il Rinascimento dei moderni è diventato un classico della storiografia letteraria e, col passare del tempo, è stato uno dei testi più cercati dalle nuove generazioni di studenti e studiosi che non lo avevano a disposizione, se non nelle biblioteche. Un testo di cui si è sentita la mancanza nelle librerie, insomma, e, come ricorda anche Quondam, questa ristampa sarà una preziosa occasione per tutti questi giovani, che avranno la possibilità di relazionarsi con un testo che è stato fondamentale per tutti gli studi successivi sul tema. Per i più giovani sarà anche interessante intravedere, tra le maglie del testo, il tempo in cui è stato scritto, come dimostra anche il lessico che risente, in molti casi, della vicinanza di Mazzacurati alla sinistra italiana.

In quegli anni, inoltre, studiare il Rinascimento era una scelta tutt’altro che casuale: si tratta di un momento storico emblematico per gli studi storicistici, in un periodo in cui le lezioni di De Sanctis e Croce stavano tornando in auge, soprattutto nella crocianissima Napoli. Quondam chiarisce anche alcuni elementi all’interno del testo che potrebbero non essere subito comprensibili per il lettore moderno, come il perché dell’assenza di Machiavelli o come parlare di spazi di corte come centro della cultura italiana rinascimentale poteva essere una provocazione a quei tempi.

Sette capitoli in cui offre analisi di vari temi, a partire dall’Introduzione in cui Mazzacurati ricorda la stratificazione culturale che caratterizza la nostra letteratura (“galleggiamo sopra inestricabili strati di vite e forme”). Come ricorda Quondam, però, è nell’ultimo capitolo che si trova la chiave di lettura del libro, quando l’autore analizza uno dei possibili modi con cui i Moderni si  sono relazionati con gli Antichi. Il Rinascimento dei moderni, che è stato fondamentale per chi si è formato a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, si confermerà certamente negli studi futuri di chi avrà finalmente l’occasione di leggerlo.

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