Costruire è facile? Batignani e Faloppa ci provano in scena

Batignani&Faloppa

David Batignani, scenografo e performer, e Simone Faloppa, attore e drammaturgo, si associano dopo un periodo di collaborazione nel 2012 e cominciano a realizzare spettacoli basati sul calore dei materiali e delle relazioni. Con Costruire è facile?, anteprima nazionale andata in scena allo START di Napoli sabato 13 e domenica 14 maggio, hanno posto al centro della loro indagine la parola “costruire” analizzando, nello specifico, il rapporto tra artigianato e comunità nelle varie piazze dell’artigianato italiano.

Come costruire con le proprie mani: un’indagine sul web

Digitando la parola chiave “costruire con le proprie mani” su google, il motore di ricerca più importante al mondo, escono tanti risultati, più o meno pertinenti, su come realizzare cose con le proprie mani ed è un vero e proprio invito a riprendere confidenza con la manualità per cominciare a costruire oggetti, soprattutto attraverso il riciclo creativo. Probabilmente questa è la prima lezione ricevuta da Batignani/Faloppa, la risultante di una serata unica, particolare, in cui gli attori non recitano un testo, non interpretano un personaggio ma provano a creare qualcosa invitando il pubblico a partecipare al processo creativo.
Il titolo richiama una trasmissione RAI di Bruno Munari, Costruire è facile, dove mostrava ai ragazzini come costruire elastici, giocattoli o addirittura strumenti musicali. Per Munari, infatti, “l’uso giusto delle tecniche e dei materiali può far nascere un’estetica”, legata ai problemi della vita, funzionale. “Osiamo riparare: manufatti, sentimenti, persone”, promette una scritta in scena, e subito ci tornano in mente la funzione primaria dell’arte e i nuovi atteggiamenti di consumo. Si accumulano oggetti per dimostrare che si possiedono beni, la moda ci spinge al cambiamento, a buttare via tutto ciò che è obsoleto per soddisfare l’esigenza di una mobilità sociale che la società attuale non garantisce. Uno stesso oggetto può essere uno scarto e, allo stesso tempo, un’occasione per costruire qualcosa con un nuovo valore. Il riciclo ci rende tutti uguali e ci spinge al di fuori della logica del consumo. Un invito rivolto a tutti i settori in cui il lavoro artigianale è molto forte, come accade nel teatro dove la pratica attoriale spinge a relazionarsi con una comunità. La relazione aiuta l’attore a creare qualcosa di nuovo e a vivere con pienezza l’atto creativo, senza adagiarsi sull’assistenzialismo puro ma creando qualcosa di nuovo per lo spettatore, che può perfezionarlo a suo piacimento.

 

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