Pazzi di libertà, il libro sul teatro dei Chille de la balanza

Il 9 settembre del 1890, a Firenze, nacque l’ospedale psichiatrico di San Salvi che venne intitolato a Vincenzo Chiarugi, un importante medico e psichiatra tra il Settecento e l’Ottocento. Il quartiere si trova alla periferia della città e l’ospedale rispondeva perfettamente alle esigenze dell’epoca, con i pazienti divisi in base alle diverse condizioni di salute. Con la legge 180 del 1978 e la definitiva chiusura dei manicomi, si avviò un lungo processo di deistituzionalizzazione che si concluse solo venti anni più tardi. Fu qui che entrarono in gioco Claudio Ascoli, Sissi Abbondanza, napoletani di nascita, e il loro progetto, Chille de la Balanza. L’ultimo direttore del manicomio di Firenze, Carmelo Pellicanò, permise al teatro sperimentale dei Chille di entrare all’interno del manicomio e di rivoluzionarlo con il loro modo di fare teatro.
Fu nel 1973, quando Ascoli cominciò la sua avventura teatrale a Napoli creando “Teatro, comunque” a Port’Alba, che i Chille cominciarono ad intraprendere un nuovo percorso narrativo, itinerante, che prevedeva un contatto diretto con la gente e un’esperienza performativa sospesa tra tradizione e innovazione.
A partire dal 1998, anno del loro insediamento a San Salvi, Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza hanno restituito ai fiorentini un’area inaccessibile attraverso passeggiate patrimoniali nell’area dell’ex manicomio, spettacoli teatrali e un festival di musica, teatro e arti.
Con Pazzi di libertà Ascoli ha voluto documentare questo processo creativo attraverso alcuni saggi affidati a due giovani critici – Matteo Brighenti, fiorentino di nascita, e Antonella D’Arco, napoletana – e ad alcuni compagni di viaggio. Il risultato è un libro importante, sincero, che non si rivolge solo agli appassionati di teatro ma a tutti coloro che vogliono approfondire il discorso sulla rivoluzione basagliana.
Ben dice Matteo Brighenti nel suo saggio quando spiega che “I chille vivono una soglia. Il limite di passaggio è il luogo “altro” in cui avviene l’incontro, spesso conflittuale, tra l’individuo e il gruppo. Questo interroga e impegna la nostra umanità in un ascolto che unisce rigore e fantasia”. Perché il loro è un teatro degli affetti, che nasce da una ferita e dalla fragilità. Brighenti prova a fare un excursus dei loro lavori dal 2002 al 2013 e affida alle parole degli attori che hanno preso parte agli spettacoli dei Chille la descrizione del processo creativo. Emergono, così, non solo il risultato di una crescita artistica importante ma anche i ricordi di un gruppo compatto, onesto e umano.
Antonella D’Arco, invece, si concentra sulle produzioni degli ultimi due anni, dal 2016 al 2018, e dà più spazio alle sensazioni dello spettatore nel momento in cui si relaziona con San Salvi e con il teatro dei Chille. Spiega, nel dettaglio, alcune azioni performative, racconta benissimo la loro connessione con l’universo di Basaglia fino ad approdare, negli ultimi spettacoli, ad una scrittura scenica che anticipa la rappresentazione. Alla fine di questi due scritti, un gruppo di fotografie testimoniano i momenti più importanti del teatro dei Chille.
Gli altri saggi, a partire da quello di Clemente sul rapporto tra teatro e cittadinanza attiva, pongono interrogativi sulla violenza e l’orrore degli ex OPG o raccontano esperienze dirette come fa Peppe Dell’Acqua nel saggio “Abitare la soglia/abitare i confini”.
Si arriva, così, alla fine del libro con la testa piena di stimoli e con la sensazione di aver letto un volume istruttivo che pone in controluce il rapporto tra delirio e letteratura, tra scrittura e vita, attraversando il profilo artistico dei Chille de la Balanza.

 

Pazzi di libertà. Il teatro dei Chille a 40 anni dalla legge Basaglia

a cura di Claudio Ascoli

Pacini editore

Pag.192

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