Kraftwerk: la prima centrale energetica del sound electro

Nel delicato momento del passaggio tra gli anni sessanta ed i settanta in Germania nasce e si afferma il Krautrock, in Germania si aprono le porte del Cosmo, in Germania i Kraftwerk inventano e rendono fruibile la musica elettronica per tutti.
Puristi dell’elettronica, tecnocrati della prima generazione, padroni assoluti dei metodi di semplificazione del ritmo-melodia, i Kraftwerk, Ralf Hutter e Florian Schneider, non hanno bisogno di altre presentazioni ed è inutile sottolineare quanta influenza hanno tuttora sull’evoluzione della musica attuale.
A Düsseldorf nel 1970, nello studio di Conrad (Connie) Plank, provavano e componevano sperimentalmente i due futuri Kraftwerk: Ralf Hutter e Florian Schneider; intorno a loro le fabbriche sferraglianti dell’area industriale di quella città tedesca, una delle pulsazioni che, in un certo qual modo, avrebbe fatto apprezzare ed usare da loro, come uno strumento naturale, il suono del rumore della civiltà, di qualsiasi natura esso fosse.
Inizialmente con il nome di Organisation i nostri due si immergono in pieno nelle atmosfere anni settanta del krautrock e della psichedelia e di questo brevissimo periodo resta ad imperitura testimonianza l’album Tone Float.
I primi vagiti della loro produzione elettronica li troviamo nei primi due album, che danno anche il nome al gruppo, Kraftwerk 1 & 2, registrati tra il 1971 ed il 1972.
Ancora sono presenti psichedelia e sonorità del rock tedesco, ma emergono anche l’ipnosi magica di brani come Ruckzuck e KlingKlang, specialmente quest’ultimo, permeato di quella ripetitività cangiante che tanto segnerà la personalità sonica dei Kraftwerk dell’età matura.
Intanto che queste melodie, già minimali, vibrano nell’aria germanica, altrove imperversano le sonorità del sinfo rock più complesso e maestoso di E.L.P. e della psichedelia più visionaria, che trova in Sid Barrett uno dei suoi poeti.
Gli anni settanta sono la fucina di sonorità elettroniche ancora perfettamente attuali e i molti precursori che si sono ingegnati nell’estrarre atmosfere nuove da synth analogici di primissima generazione, come il VCS3, od usando semplici strumentazioni ad uso dei laboratori elettrotecnici, come generatori di impulsi, o modulatori ad anello, vengono ora ricordati giustamente come precursori di un nuovo modo di comporre, che ha permesso oggi la massificazione del fare musica.
Non sono solo i Kraftwerk a percorrere questo cammino innovativo, assieme a loro dobbiamo ricordare, tra i tanti, Edgar Froese, Klaus Schulze e nella terra d’Albione il signor Brian Eno.
Ai Kraftwerk va comunque il merito assoluto di aver trovato la via per la fruizione di massa di un sound altrimenti destinato solo ad un’élite culturale.
Uno stile in grado di coinvolgere mente e corpo in modo perfettamente equilibrato e da rendersi così facilmente fruibile da tutti.
Ralf Hutter e Florian Schneider, intuendo, forse inconsciamente, le similitudini tra l’ipnosi mistica, nata sulla ripetitività del suono d’oriente, e le sonorità tipiche della nostra civiltà industriale e tecnologica, formano le basi di tutto il sound elettronico del trentennio successivo.
La Techno-Ambient e la Trance nonché la Jungle devono moltissimo ai Kraftwerk, sia per le ritmiche semplici, ma ipnotiche, sia per le melodie semplificate che hanno saputo creare con sequencer e synth.
Il primo eclatante risultato di questo lavoro di ricerca lo troviamo nel branoAutobahn (1974) presente nell’omonimo album, dove, nell’arco di ventidue minuti di durata, la ripetitività del ritmo, della melodia e del cantato sembrano riprodurre lo scorrere di un monotono viaggio in autostrada, colorato solamente dai panorami che si alternano fuori dal finestrino.
Siamo molto vicini al primo step evolutivo del sound dei Kraftwerk, alla cui formazione si sono aggiunti nel frattempo Karl Bartos e Wolfgang Flur, che avviene con i tre album successivi: Radio-Activity (1975), Trance Europe Express (1977) e The Man Machine (1978).
Da molti ritenuti come l’apice della carriera musicale dei Kraftwerk, questi tre album sono l’onda di piena creativa che stravolge tutti i concetti del fare musica e di come coinvolgere le masse con essa.
Questi album sono l’estrinsecazione della semplicità di un approccio al messaggio elettronico tra i più cristallini ed insieme la sua volgarizzazione; quest’ultima comunque è svincolata dal rapporto divistico con l’artista, in quanto sono gli strumenti ad agire sulla scena in primo piano.
Tra gli elementi usati per suonare appare il computer, dal vivo la presenza del musicista sul palco diventa minimale, a differenza di quanto accade per i mega concerti del rock, e la semplificazione del ritmo/melodia scarnifica e dissolve tutte le code soliste e d’improvvisazione che la musica rock proponeva.
Il concetto di musica meccanicamente predeterminata è nato.
Si tende a pensare al sound dei Kraftwerk come ad un insieme di suoni elettronici puri, tuttavia la loro rivoluzione non è tanto nei suoni, facilmente replicati da moltissimi imitatori, sia loro contemporanei, sia attuali, ma nel loro concetto di musica intesa come un qualcosa di meccanico, industriale, ineluttabilmente predeterminato, geometricamente perfetto e senza sbavature.

Il loro sound è un diamante purissimo e determinato in ogni sua forma e geometria e sarà sempre uguale a se stesso, perché alieno ad ogni fronzolo estetico musicale inutile.
Ormai il loro stile si è come cristallizzato e la creatura Kraftwerk, trovata la formula sonica giusta, può finalmente adagiarsi e calmare la propria agitazione creativa, regalando ai posteri il proprio testamento estetico musicale: Computerworld.
Pubblicato nel 1981 questo album rappresenta a tutt’oggi la Bibbia del sound electro e techno ed l’ideale passaggio del testimone alle generazioni elettroniche successive.
I suoi brani, da Computer World e Numbers, a Home Computer e Pocket Calculator, sono presenti dovunque ed ogni brano di musica electro paga il suo tributo culturale a questo gruppo nato a Dusseldorf nel 1970 e che ha tracciato nel suo DNA sonico le coordinate genetiche di un intero genere musicale: quello elettronico.

 

Articolo di Romano Rigamonti

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