Serata d’amore: Clotilde, Ida e Jennifer nel ricordo di Annibale

Serata d'amore

Serata d’amore per la regia di Manlio Santanelli e la straordinaria interpretazione di Isa Danieli ha inaugurato la stagione 2016/2017 del Teatro Nuovo di Napoli. Un omaggio devoto e dolcemente malinconico ad Annibale Ruccello nel trentennale della sua scomparsa nel luogo in cui l’autore stabiese ha vissuto il momento più prolifico della sua produzione.

Un dialogo che scardina il tempo e lo attraversa. Non è oggi, non è ieri, non è il 12 settembre 1986, ma è sempre e per sempre: vivo nelle pagine, troppo poche, lasciate in eredità al pubblico, vivo nella memoria di chi lo ha conosciuto, vivo nei pensieri delle sue eterne eroine deportate, vivo nella voce di Isa Danieli, autentica musa della “nuova drammaturgia napoletana”.

Un’eterna fiamma avvolta nella penombra generata dalla sua mancanza. La stessa penombra che avvolge la scena quando si leva il sipario: il profilo dell’arredamento si delinea sotto i teli che plasticamente ricoprono tutto. Una presenza-assenza che rende l’atmosfera fortemente malinconica. Finalmente il vento si fa strada ed entra portando sé pagine e pagine che rotolando si spargono sul piano scenico. Dodici settembre, dodici settembre. Questo salotto nascosto è il luogo senza tempo dell’incontro tra donna Clotilde, Ida e Jennifer in un viaggio a ritroso nel teatro ruccelliano, dall’ultima commedia alla prima, legando questo cosmo poetico in un evento unico di voci femminili che rivivono attraverso Isa Danieli.

Le figure femminili raccontate da Ruccello sono sospese, al margine della propria identità e, di riflesso, al margine della società e della sessualità. Motivo per il quale vivono confinate nelle loro piccole e personali prigioni dorate: donna Clotilde di Ferdinando ritirata in una villa delle zone vesuviane a seguito della caduta del Regno delle Due Sicilie, Ida di Week end esiliata dalla sua emancipazione ed infine Jennifer di Le cinque rose di Jennifer che ha fatto della sua casa ai Quartieri Spagnoli, arredata con il tenero e patetico kitsch di un paravento a fiori, di una toilette  modello diva anni Cinquanta, dei centrini e dei ninnoli finto Capodimonte e di un carrello bar stracarico di “preziose” bottiglie di liquore, un luogo di attesa immaginario per arginare e combattere il tratto comune di queste tre opere, la solitudine, quella vera e talmente profonda da non poter essere comunicata perché espressione pura del disagio interiore.

Clotilde, Ida e Jennifer sono esternazione del sottobosco napoletano dove bene e male, giorno e notte, donne e uomini si accavallano in zone d’ombra qui rappresentate dai loro piccoli mondi all’apparenza sicuri, teatro in cui si consumano le vite di queste donne, in cui il confine tra realtà e fantasia diviene puramente simbolico perché assoggettato al proprio intimo. Questo dissipamento dell’anima, di contro, ha il pregio di renderle estremamente autentiche: proprio lì esse non appaiono ma sono ed il non poter sopportare una condizione altra rispetto a quella che hanno scelto di vivere, quella che gli altri vorrebbero, le induce, talvolta, al tragico epilogo.

Isa Danieli con Serata d’amore regala al pubblico, anche solo per poche ore, tutto questo mondo ed il ricordo di un’amicizia che ha legato lei ed Annibale fino al tragico 12 settembre 1986. Profonda, impetuosa, fortemente intrisa della lingua dei personaggi, un prodotto ibrido ricco di forti strascichi dialettali, che come sottolinea Enrico Fiore giunge a diventare significante per sottrazione di senso invece che per adozione di significati. Un testo che non si evolve ma viene inesorabilmente de-evoluto e continuamente devitalizzato non trasmette la solitudine ma è la solitudine. Ecco perché nell’assistere alla pièce si ha l’impressione di non essere al cospetto di un monologo ma di un dialogo, denso e ricco, con interlocutori invisibili che  dialogano tra loro. E la Danieli nelle vesti delle tre eroine ruccelliane irradia di naturale immortalità il pensiero e le parole del drammaturgo stabiese.

” Tu appartiene a ‘na brutta razza, a ‘na brutta generazione. ‘Na generazione ca nun tene ricordi.. e chi nun tene ricordi, chi nun tene passato, nun tene manco futuro..”

Serata d’amore

omaggio ad Annibale Ruccello
regia di Manlio Santanelli
di Manlio Santanelli e Isa Danieli
costumi Annalisa Giacci
musiche Carlo De Nonno
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

 

 

 

 

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