Ubu and the truth commission: Kentridge racconta l’Apartheid

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William Kentridge ha presentato al Napoli Teatro Festival un riallestimento di Ubu and the truth commission, un lavoro del 1997 che unisce la questione dell’Apartheid con l’Ubu Roi di Alfred Jarry e i pupazzi della Handspring Puppet Company.
Lo spettacolo è incentrato sulla figura di Pa Ubu, strumento del potere che commette violenze efferate durante il periodo dell’Apartheid, e sulla verità storica venuta fuori durante le audizioni fatte davanti alla “Commissione per la verità e la riconciliazione del Sudafrica” del 1996.

Pa Ubu lavora di notte con lo squadrone della morte, Ma Ubu lo crede infedele. Comincia così la metafora del Potere, fatto di efferatezze sovraumane e superficialità. Ma Ubu sogna denaro e vita mondana, Pa Ubu ama il sangue e la dinamite. Nessuno dei due conosce le ambizioni dell’altro. Un equilibrio perfetto scardinato dalla Commissione per la Verità, che comincia a minacciare i loro mezzi di sussistenza spingendoli a fare mosse sbagliate. Costretti a confessare, gli autori delle violenze – Brutus, un cane a tre teste – affermano spesso di essere burattini nelle mani dei loro capi mentre un coccodrillo consigliere, dal corpo di una borsa, divora le prove e un avvoltoio urla le linee di partito. Altri due pupazzi, invece, raccontano la violenza disumana subita dal potere rilasciando testimonianze commoventi dell’orrore vissuto per anni.

Ubu and the truth commission parte dal classico di Alfred Jarry per riflettere su un atroce momento storico e lo fa attraverso la magia dei “puppets” e le animazioni di Kentridge ma questa messa in scena, a metà tra farsa e teatro verità, appare iterativa e non coinvolgente per un eccesso di simbolismo e astrattismo. Alcune trovate sono interessanti – il coccodrillo contenitore di segreti, la cabina doccia, le atmosfere da vaudeville – ma non bastano a far comprendere un momento storico articolato e complesso.

Dawid Minaar è bravo a dare a Pa Ubu le caratteristiche del villain e Busi Zokufa è una Ma Ubu formosa, travolgente e frivola. I loro battibecchi matrimoniali sono il giusto contraltare alle dichiarazioni delle vittime. Eppure lo spettacolo non ha energia, nonostante gli Handspring, i vari mezzi espressivi impiegati non sono sempre coerenti e non c’è traccia dell’assurdo di Jarry. Uno spettacolo carino, interessante ma non sempre la parola “classico” coincide con le parole “imperdibile” e “capolavoro”.

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