When The Rain Stops Falling, menzogna e sortilegio dei nostri tempi

Foto di Sveva Bellucci

When the rain stops falling è un testo scritto nel 2008 da Andrew Bovell che lacasadiargilla ha messo in scena grazie alle sinergie tra Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma e Fondazione Teatro Due che hanno prodotto lo spettacolo.
La regia è affidata a Lisa Ferlazzo Natoli, una delle tre figure di riferimento de lacasadiargilla, assieme ad Alice Palazzi e Maddalena Parise, e mette in scena la storia delle famiglie Law e York, una saga familiare che abbraccia quattro generazioni di padri e figli, con le rispettive madri e mogli, dal 1959 al 2039.
I frammenti temporali si sovrappongono gradualmente, i fili narrativi si intrecciano con un ritmo sostenuto, ogni scena ferma il tempo per raccontare l’eternità di un attimo.
Tutto comincia nel 2039, con un padre che ha ricevuto la telefonata del figlio che non vede da vent’anni e con un pesce che, d’improvviso, durante una giornata uggiosa, gli piove dall’alto. Ormai merce rara e pregiata, l’uomo considera l’avvenimento come un segno e invita il figlio a cena. Cucinerà, naturalmente, il pesce che gli è piombato tra le braccia.
Una zuppa di pesce accomuna le famiglie Law e York, a partire dal lontano 1959, e, grazie ad un gioco narrativo di anticipazioni e ripetizioni, di ellissi in ellissi, lo spettatore si trova catapultato in una saga familiare avvincente, complessa, complicata da seguire ma che seduce di scena in scena. I sovratitoli aiutano ad orientarsi all’interno di un labirinto da cui è difficile uscire: Bovell dà qualche indizio, chiarisce poco alla volta i rapporti, crea sospensioni narrative per dare maggior risalto a determinate simbologie e ad alcune correlazioni.
Inizialmente l’effetto è straniante ma la scenografia di Carlo Sala e le luci di Luigi Biondi sono un ulteriore importante elemento drammaturgico in scena e aiutano a districare la matassa che Bovell ha creato. Il sipario si apre su una stanza parzialmente arredata con un tavolo lungo centrale, delle sedie, un cucinino e un attaccapanni. Fa da sfondo un fondale su cui vengono proiettati i nomi dei protagonisti che animano la stanza, nelle varie epoche, e alcuni frammenti video. Ci pensano, infine, i costumi di Gianluca Falaschi, vincitore di un UBU, a raccontare sottotrame e porzioni di testo che verranno fuori lentamente.
La messa in scena è pulita, la regia di Ferlazzo Natoli è delicata e metodica e sbalordisce il lavoro fatto sui personaggi. L’apertura e la chiusura è affidata a Marco Cavalcoli, che recita spezzettando il testo, quasi spaventato dalle sue stesse parole e fa da contraltare alle interpretazioni più classiche degli altri attori.
Le epoche passano, fluiscono e a me viene in mente, durante lo spettacolo, quella bellissima graphic-novel di Richard McGuire, Here, che si svolge tutto tra le pareti di un salotto tipicamente americano e solo un piccolo riquadro in basso indica lo slittamento temporale. Prima del salotto, però, c’era una villa del sovrano inglese, prima ancora i nativi, prima ancora i dinosauri e prima ancora il big bang. Passano gli anni, i secoli, eppure gli oggetti sopravvivono alle persone e raccontano storie di un passato che non c’è più e si è fatto ricordo.
Senza correre il rischio di fare spoiler, sul finale mi è venuto in mente un altro spettacolo, bello, visto tanti anni fa, di Davide Iodice. Si chiamava “Un giorno tutto questo sarà tuo” ed era un lavoro sul dialogo tra genitori e figli: in una scena ci sono Tania, che aspetta un bimbo, e sua madre, che le ha conservato una valigia con delle bambole di legno da lei costruite per raccontare alla figlia le storie della sua giovinezza. Le spiega che, quando nascerà suo figlio, dovrà partire da lì, da quelle storie di lotta, di fatica e di disperazione che, però, hanno forgiato e forgeranno sempre il mondo, anche se è sul punto di collassare. E comprendo che la nostra capacità di raccontarci e di ricordare può ancora farci vincere una partita che, al momento, sembra persa.

 

Spettacolo vincitore di 3 premi UBU 2019:

Miglior nuovo testo straniero o scrittura drammaturgia – When the rain stops falling di Andrew Bovell

Miglior regia – Lisa Ferlazzo Natoli (When the rain stops falling)

Migliori Costumi – Gianluca Falaschi (When the rain stops falling e Orgoglio e pregiudizio)
Visto al Teatro Bellini di Napoli l’11 febbraio del 2020

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