Iosonouncane @Mandria Tour, Lanificio 25, Napoli, 23.04.16

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Jacopo Incani, aka Iosonouncane, è l’esempio lampante di come creare nuova musica, oggi, in Italia. Presi dalle melodie facili e banali di un cantautorato sempre più stantio, ci siamo dimenticati dell’artigianato musicale, che costituisce l’ottanta per cento del mestiere del musicista, fatto di ricerca sul campo di suoni e rumori, di arrangiamenti, di costruzione delle melodie, di scrittura, di attenzione costante alla forma canzone. Iosonouncane appartiene a una nicchia della nicchia e, dal vivo, la sua presenza scenica e l’impeto delle sue sonorità sono un valore aggiunto che non possono che spiazzare un pubblico attento.

Al Lanificio 25 di Napoli, uno spazio straordinario dove è possibile toccare con mano la nuova scena autoriale italiana ed europea, Iosonouncane ha presentato il suo nuovo live con la band dove, pur mantenendo come nucleo costante il suo capolavoro DIE, ha dato spazio ai pezzi più importanti del suo primo album, La Macarena su Roma. Si chiama “Mandria tour” e non c’è solo la Sardegna suggestiva, incantata ma anche quell’Italia sbalestrata e inetta che non riesce a cambiare il suo modo di vivere, l’altra faccia della medaglia. La poesia e la merda, la tragedia annunciata dell’uomo che ha paura di morire e la tragedia già avvenuta.

Il live è più convincente rispetto alla sua prova solista che necessitava, innanzitutto, di spazi diversi per il suono stratificato e sfaccettato che Incani propone e, per questo, nella parte centrale calava di tensione. Il gruppo non solo esalta le linee melodiche ma dà luce al ventaglio sonoro e musicale immaginato da Iosonouncane conferendo, innanzitutto, intensità a ogni singolo brano e una tensione drammatica di fondo che investe, inevitabilmente, anche i pezzi del primo disco.

Non rassicura, per fortuna. Non offre speranza di salvezza. Solo un’immersione totale in un racconto letterario concettuale che usa il suono, e non le lettere di un alfabeto, come mezzo espressivo. Ricorda, in alcuni passaggi, The Cryonic Chants della Societas Raffaello Sanzio più che il disagio costruito a tavolino di Calcutta, che dovrebbe essere, per ragioni anagrafiche, il primo metro di paragone. Eppure Jacopo Incani, per spessore culturale e preparazione musicale, non appartiene a quel “mainstream” indie ma, a quanto pare, sta mirando a divenire altro. Forse è una sensazione che si prova nel sentire live quel maelstrom onirico e sonoro colto e ricco di citazioni o probabilmente è un punto fermo che l’artista sardo ha già fissato e che tocca a noi scoprire.

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