Gragnaniello e non solo, all’Augusteo

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Mentre in televisione l’attenzione è catturata dal Festival di Sanremo, una bella fetta di pubblico napoletano preferisce la comodità della poltrona del teatro Augusteo per assistere al concerto di chi il festival di Sanremo lo conosce bene, ma da tempo ne ha preso le distanze.
Enzo Gragnaniello non mancherà infatti di farlo notare al suo pubblico, quando a metà concerto tra le poche parole pronunciate durante tutta la serata, esprimerà la sua gioia nel vedere la sala piena e ammonendo l’attuale scena musicale italiana piena di troppi giovani da talent che non hanno fatto la giusta gavetta.
Dall’alto del suo percorso artistico può permetterselo, l’apertura del concerto infatti è carica di intensità emotiva, dal buio viene fuori la sua sagoma, chitarra e voce per un incipit solista che regala da subito il meglio della sua vocalità.

Si aggiungono i membri del gruppo che lo accompagna, Marco Caligiuri alla batteria, Aniello Misto al basso (eclettico e funambolico) e Piero Gallo al mandolino elettrico (che funge spesso da chitarra solista). Il percorso si snoda lungo le consolidate sonorità etnico/napoletane a cui ci ha ben abituati, nessuna sbavatura, fino all’ingresso del primo ospite, Raiz.

Le voci si incrociano e si fondono nelle profondità dei loro timbri inconfondibili nel brano “Misteriosamente” che da il titolo all’album e al tour, e ci ricordano ancora una volta che Napoli e l’Africa non sono poi così lontane.

Sul palco si alternano poi Riccardo Veno ai fiati e Erasmo Petringa al violoncello e, nelle semplici melodie di Gragnaniello, i loro assoli sono pieni di intensità e tecnica.

L’arrivo del batterista Franco del Prete (Showman e Napoli Centrale) ci ricorda che la musica è follia e anche la semplicità non è data per scontata, incalza e batte sulla batteria e uscendo si inginocchia al pubblico rallegrato dalla sua presenza.

Con Ciccio Merolla fantasma alle percussioni, il siparietto è da tipici compagni napoletani, entra ed esce di soppiatto per aggiungere la sua frenesia ritmica ai brani dell’amico Enzo, che si dimentica di introdurlo al pubblico “perché Ciccio è curt, e nun se vede”. Menzione speciale per Attilio Pastore, vestito come i Blues Brothers (ma ricorda anche il Mangoni degli Elio), personaggio eccentrico che, con movimenti lenti, attraversa la scena esibendosi in passi asciutti che ricordano il tango, ma catalizza l’attenzione la sua capacità di rumorista. Il contributo di Gennaro Porcelli aggiunge magistrali svisate da chitarrista blues e guitar solo da vero rocker.

Ecco fin qui si è potuto assistere al concerto di Enzo Gragnaniello, ma con gli altri due ospiti che ancora non ho menzionato, altri due concerti erano in attesa di venir fuori.

Nino Buonocore entra, si accomoda e canta con l’amico il brano “Quale futuro vuoi” tratto dall’ultimo album. Poi escono tutti e lo lasciano solo con la sua chitarra, e basta un solo brano per rapire il pubblico, che fino a quel momento aveva canticchiato ma mai convinto.
Scrivimi. Ed è una voce sola. Quando termina e saluta, il pubblico urla altri suoi titoli, “Rosanna” su tutte, ma è chiaro che Enzo deve riprendersi la scena perché è il suo concerto, e si resta tutti a bocca asciutta.

Poi è il momento della grande Ornella Vanoni, che già aveva deliziato la platea (dove era seduta), alzandosi e danzando per qualche minuto rapita dalla ritmica incalzante.
Quando Gragnaniello la chiama sul palco, lo show ha inizio. Padrona della scena e col fedele barboncino che la segue fino al microfono suscitando l’ilarità di tutti, è divina e allo stesso tempo punk. Va a braccio, racconta un paio di barzellette, parla e intrattiene come una showgirl consumata, la inducono al canto creando un sottofondo come a istigarla, a ricordarle che è lì per quello. E lo fa con la sua maestria. Intonano “Donna” ricordando Mia Martini, la loro “Alberi” (presentata a Sanremo nel 1999) e tra una gag e l’altra si lasciano andare ad un’improvvisazione della Vanoni che inizia a cantare e tutti la seguono.

La dedica a Pino Daniele arriva con “Il viaggio di un amico”, brano scritto da Gragnaniello appositamente per l’amico scomparso. La chiusura vede tutti sul palco in un alternarsi di assoli per ricordarci che tra le righe di pentagramma scritte dall’artista, si nascondo altre note.

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Una risposta

  1. Maria ha detto:

    Enzo Gragnaniello si racconta cos anche se, nel concerto del 14 marzo all Augusteo, azzarder un autodefinizione in forma di ballata.

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