Cristina Portolano: intervista alla vincitrice del Premio Spaccanapoli 2018

Cristina Portolano è una giovane autrice partenopea, con le idee ben chiare e un curriculum d’artista di tutto rispetto.
La fumettista, nel corso della sua carriera, si è già guadagnata diversi premi e riconoscimenti, tra cui ricordiamo il più recente Premio Spaccanapoli dello scorso anno.
Ho incontrato Cristina Portolano al Comicon 2019 in occasione della presentazione del libro pubblicato da Feltrinelli Comics “Post Pink. Antologia di fumetto femminista” – una raccolta di nove racconti realizzati da altrettante fumettiste, tra cui uno della Portolano stessa, intitolato Mea Vulva – e ho avuto modo di fare con lei una bella chiacchierata, che trovate qui di seguito!Cristina Portolano

 

 

1) In Quasi Signorina si può dire che la grande protagonista sia Napoli. Com’è cambiato il tuo rapporto con la città da allora?
Il mio rapporto è cambiato in meglio, perché nel momento in cui racconti di una cosa, impari a volerle bene e a far pace con alcune cose. È stato un fumetto che mi ha aiutato a capire da dove vengo, cosa voglio raccontare e perché.

2) Vuoi parlarci dell’opera con cui ti sei aggiudicata il Premio Spaccanapoli, “Non so chi sei?”
L’opera è una tavola estrapolata dal mio secondo fumetto da autrice completa – pubblicato anche in spagnolo e francese.
La tavola è tratta da questa storia. Ancor prima di Fumettibrutti è una delle primissime storie ad aver parlato di sessualità femminile, il piacere per il piacere, con un focus sulle app d’incontri. Riesce ad arrivare agli adolescenti, anche se io mi rivolgo principalmente a un pubblico adulto, che ha ancora molti tabù. Senza retorica, senza giudizi. Il fumetto parla della libertà individuale di una donna che vuole auto-affermarsi. Alcune rinunce le viviamo come cose scritte nel nostro destino, invece il destino ce lo scriviamo noi. Fumettibrutti riesce ad affermare certe cose senza fregarsene, compreso il suo essersi “fatta femmina”. Penso che la femminilità sia soltanto un costrutto sociale.

3) Disegnare fumetti è sempre stato il tuo sogno?
È sempre stata una cosa che mi è venuta naturale e a cui pensavo, si. Solo dopo il primo libro ho preso davvero coscienza di cosa significasse. Sento ogni volta una grande responsabilità per quello che racconto. Tratto spesso l’autocritica e all’autocoscienza. Preferisco le storie legate al quotidiano, alla realtà, ma anche al realismo magico..

4) Post Pink, il libro pubblicato con Feltrinelli Comics che hai portato al Comicon: com’è nata questa collaborazione?
La curatrice la conoscevo già da molti anni. Io avevo pubblicato Non so chi sei, una storia sul piacere per il piacere dato da incontri con sconosciuti grazie a una app dedicata, e lei mi ha chiesto una storia sull’orgasmo. Subito ho pensato alla figura di Ildegarda, che è stata la prima donna (e monaca) a descrivere l’orgasmo e il piacere femminile come forza creatrice e rigenerativa.

5) Pensi che la condizione delle donne stia cambiando? Opere come Post Pink possono aiutare a sensibilizzare le persone sulla questione?
È importante fissare su carta dei punti fermi e lanciare dei sassolini o essere un piccolo fastidio per qualcuno. Spesso c’è interesse per una determinata tematica solo in un determinato momento e poi il coinvolgimento va via via scemando e tutto ritorna come prima. Mi piacerebbe combattere la tendenza della notizia mordi e fuggi. Non mi piace neppure essere rinchiusa e catalogata in una categoria predefinita. Non so se da solo un libro possa aiutare a sensibilizzare le persone su varie questioni e condizioni quando siamo costantemente bombardati da governi che vogliono lasciarci indietro e riportarci al passato invece di aprirsi e capire che la società è cambiata (per fortuna in meglio a prescindere da quello che fanno o non fanno.) Come può un libro far comprendere l’importanza di tanti diritti che gli attuali politici italiani vogliono toglierci? Ci vuole un lavoro organico e collaborativo, i libri possono essere sicuramente degli strumenti utili, ma che devono stare dentro a una visione più ampia e lungimirante della vita.

6) Ci sono autori di fumetto che consideri dei maestri? Se sì, chi?
Ogni età e ogni fase della mia vita ha il suo maestro. Nell’adolescenza sono stata molto influenzata da Davide Toffolo e da pubblicazioni come Mondo Naif.
Poi ci sono Marjane Satrapi, Daniel Clowes, Ludovic Debeurme, insieme a molti altri autori francesi e americani. L’autore che guardo di più ultimamente, in base alla personalità e all’approccio, è Paolo Bacilieri.

7) Quali tecniche di disegno usi? Variano in base alle opere, oppure hai un metodo che non cambi mai?
Variano molto in base alle opere. Post Pink l’ho fatto completamente in digitale. L’opera che sto realizzando adesso sul pittore Francis Bacon, l’ho fatta invece con pennello e china. Per quanto riguarda il colore, uso sempre il digitale, mi permette di modificarlo in continuazione visto che sono una tipa che cambia idea fino all’ultimo secondo.

Ci auguriamo dunque di leggere al più presto prossime opere di Cristina Portolano!

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. 27 Giugno 2019

    […] fatto da entusiasmi iniziali e leggero digusto finale è al centro della graphic novel di Cristina Portolano, intitolata “Non so chi sei”, realizzata integralmente . Anche questa una storia […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Notice: Undefined variable: font_family in /home/mhd-01/www.armadillofurioso.it/htdocs/wp-content/plugins/gdpr-cookie-compliance/moove-modules.php on line 282