Black Heart Procession – Two

Un anno di distanza, un’unità in più, come lenta progressione (o processione) di pulsazioni offuscate dall’incedere stesso. Impossibile per il gruppo fare un passo oltre il proprio recinto di desolazioni; ma, pericolosamente, il confine segna anche l’impossibilità di rimanere. C’è sempre il cameriere, che “può ascoltare il suono dell’orologio, ma non trovare la sua strada”; sembra sempre più spazientito e costretto a sovrapporre al ritmo delle stagioni quello di un cuore che non potrà più conquistare.
2 segna (sì, come un orologio che abbia fatto – senza sorprese – appena un alto scatto) il passo verso un raffinamento formale, verso una maggiore ponderatezza e omogeneità dell’oscuro genio di Pall Jenkins e Tobias Nathaniel. Che, seppur smarriscono le parole dopo aver appena finito la prefazione a un discorso irragiungibile, con voce spezzata, ripetono il concetto, rimescolando d’un soffio i suoi termini. Ecco, forse (ed è d’uopo nel riferimento alla marginalità di una divisione in capitoli di una siffatta non-saga discografica) a differenza di 1 il materiale è meglio amalgamato, picchi più sfumati e meno fossi, e tutto dipanato su una media oscura vellutosità che, se rinuncia a gridare inadeguatezza, nondimeno sa come sussurrare lo spossamento della sconfitta.Gli smorti arpeggi di when we reach the hill sono la quintessenza di questa disperazione resa grazia e l’organo e la tromba depressi di blue tears ne stabiliscono il primato, aprendo alla fissazione dell’umore medio del disco sui toni di una ninna nanna del Niente (outside the glassgently off the edge).
Non c’è un pezzo che risulti fuori posto, e non c’è posto che risulti differente da un pezzo, nella duplice accezione di uguale a se stesso ovvero di ologramma schizotopico. E’ un labirinto (there are no trains that leave from the maze, sentiamo fra le pieghe di a light so dim), questo 2, bastevole a sé e comodo a sufficienza per non volerne mai uscire.
Un compiacimento di terre basse e stanze chiuse, un tripudio di cuori infranti e cambiali di malinconia ispirativa (it’s a crime i never told you about the diamonds in your eyes, il pezzo più spedito del disco).
O più semplicemente, un capolavoro di genere.

Articolo di Alessandro Calzavara

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