Il prospettivismo di Viveiros de Castro come soluzione alla pandemia

Foto di Eduardo Viveiros de Castro

Tempo fa Eduardo Viveiros de Castro, uno dei più grandi antropologi brasiliani che studia soprattutto le popolazioni amazzoniche, si chiedeva, con Deborah Danowski, se esiste un mondo a venire. In questo “saggio sulle paure della fine”, come recita il sottotitolo del libro, l’antropologo spinge il lettore ad un cambio di paradigma, a ribaltare la sua visione imposta da una forma di pensiero capitalista, a rivedere l’opposizione natura-cultura e il rapporto tra natura e mondo, umanità e mondo e, infine, tra ambiente e mondo.
Questa “terza via” prende vita dal suo personale concetto generativo di prospettivismo che, oggi, in Italia è possibile apprezzare grazie ad una pubblicazione importante ad opera della casa editrice Quodlibet e che rientra all’interno di un progetto variegato chiamato “Anti-Narciso”, un chiaro riferimento all’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari. Sto parlando di Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove, una raccolta di lezioni tenute da Viveiros de Castro a Cambridge nel 1998.

Per “prospettivismo” Viveiros de Castro intende il “vedere come”. In condizioni normali, infatti, gli umani vedono gli umani come umani e gli animali come animali. Gli animali, però, vedono gli umani come animali, come prede ma anche come predatori. Quindi percepiscono se stessi come umani o diventano esseri antropomorfi.
Secondo le teorie animiste, gli esseri umani, gli animali e gli spiriti sono considerati all’interno di un insieme condiviso di interazioni e relazioni e questo avviene attraverso la comunicazione, la comprensione reciproca e la possibilità di trasformarsi e divenire l’Altro.
Quindi, nella prima lezione, Viveiros de Castro suggerisce il termine multi-naturalismo in contrasto alle moderne cosmologie multi-culturaliste.

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Mentre tali cosmologie si basano sull’implicazione reciproca tra unità della natura e molteplicità delle culture – la prima garantita dall’universalità oggettiva di corpo e sostanza, le seconde generate dalla particolarità di spirito e significato -, la concezione amerindia presupporrebbe un’unità spirituale ed una diversità corporale. Qui, la cultura o il soggetto sarebbero la forma dell’universale, mentre la natura o l’oggetto costituirebbero la forma del particolare.

In poche parole, l’animismo inverte l’opposizione natura-cultura occidentale per cui l’anima (cultura) è comune a tutti gli esseri – almeno in potenza – che sono diversi tra loro nel corpo, nella fisicità e, quindi, nella natura che non è unica e universale, come sappiamo da Platone a oggi, ma molteplice.
L’antropologia, quindi, secondo lo studioso brasiliano, assume essa stessa, in questi casi, la potenza sciamanica di interpretare il segno e di fornire una prospettiva capovolgendo, così, la dialettica della dualità a favore della molteplicità.

Nell’ultima lezione, “Super-Natura: sotto lo sguardo dell’altro”, Viveiros de Castro conclude così:

Il prospettivismo può essere considerato come un tipo di politeismo radicale (o, piuttosto, di enoteismo) applicato ad un universo che non riconosce nessun dualismo ontologico tra corpo ed anima, materia creata e spirito creatore. Sono portato a chiedermi se il nostro monismo naturalistico non sia l’ultimo avatar della nostra cosmologia monoteistica. I nostri dualismi ontologici derivano in ultima istanza dallo stesso monoteismo, in quanto derivano tutti dalla differenza fondamentale tra Creatore e creatura.

In sostanza, Viveiros de Castro ci chiede di ribaltare il nostro punto di vista, di cambiare prospettiva. In una recente intervista per “Investigate Europe” del luglio 2019, quindi pre Covid-19, l’antropologo invita i lettori a volgere lo sguardo ai brasiliani indigeni, che rappresentano l’1% della popolazione brasiliana ma che conoscono l’apocalisse da 500 anni. L’arrivo dei portoghesi in Brasile nel 1500 segnò, infatti, la fine del loro mondo a causa di numerose epidemie, che decimarono gli autoctoni, ma soprattutto per la schiavitù e le terre rubate. Eppure hanno resistito a lungo e, oggi, si trovano ad affrontare questa nuova era con le sue catastrofi con le stesse armi di una volta.

Allora la giornalista, ingenuamente, gli chiede se gli indigeni sono realmente preparati a superare questi nuovi disastri e se i loro strumenti antiquati sono adeguati ma Viveiros de Castro le offre una risposta inaspettata.
I brasiliani indigeni, le spiega, sono molto meglio preparati a vivere senza elettricità o acqua corrente. Proprio come, in effetti, i poveri del pianeta sono più preparati dei ricchi alla miseria, a un’esistenza precaria, a trascorrere giorni senza mangiare, perché stanno già attraversando questa fase. Nonostante tutto, in Brasile, afferma l’antropologo in un’intervista a O Globo del febbraio 2020, il presidente Bolsonaro farà di tutto per annientarli. Ed è notizia di ieri dell’iniziativa lanciata dal fotografo Sebastião Salgado rivolta alle autorità brasiliane di agire con la massima urgenza per proteggere gli indigeni dal Covid-19 che potrebbe provocare un genocidio.

Quanto a noi presto accadrà, secondo Viveiros de Castro, che i vari sistemi di mantenimento della vita umana a supporto della nostra civiltà tecnologica crolleranno.

Noi, infatti, non sappiamo vivere al di fuori delle nostre iperconnessioni e siamo fortemente dipendenti da un elevato consumo energetico. Immaginate questo periodo di quarantena senza la luce: come avremmo fatto le nostre videochiamate? I nostri incontri su Zoom? Le nostre dirette su Instagram?

Quando un indigeno esaurisce le munizioni – racconta Viveiros de Castro – si inchina e caccia. Se ci sarà un enorme, abissale black out della terra, saremo in grado di ripristinare antiche tecniche di sussistenza? No. E Viveiros de Castro, in Esiste un mondo a venire?, spiega che siamo animali che hanno perduto la capacità di riprodursi al di fuori di un ambiente altamente controllato divenendo, così, troppo addomesticati. Quindi, se questi sistemi di mediazione tecnologica crollano, le persone che dipendono poco da loro, perché povere o perché si trovano al di fuori delle grandi aree urbane o perché hanno cambiato il loro modo di vivere, hanno più possibilità di sopravvivere.

 

Eduardo Viveiros de Castro
Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove
Quattro lezioni tenute presso il Department of Social Anthropology, Cambridge University, febbraio-marzo 1998

A cura di Roberto Brigati
Postfazione di Roy Wagner

2019, pp. 208

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