Vinicio Capossela, Polvere Live a San Pancrazio Salentino

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Il 13 agosto Vinicio Capossela ha portato a San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi, il live de “Le canzoni della Cupa”, denominato “Polvere”, prima parte di un concerto doppio come il suo ultimo lavoro. Un tour che, da quest’autunno, diventerà teatrale e che, nella sua versione all’aperto, riesce a far emergere la materia pulsante del disco attraverso una scaletta che, nella prima parte, inanella, a raffica, le canzoni della cupa per poi concentrarsi, nella parte finale, sul repertorio caposseliano più folk.

Non un concerto ma uno spettacolo a quadri, che ricorda molto, nelle scene e nei costumi, l’universo teatrale di Mimmo Borrelli (autore della bellissima scenografia è Luigi Ferrigno, che creò le scene de “La madre”) raccontando, però, la dimensione mitologica dell’Italia interna, rurale, partendo da numi tutelari come Rocco Scotellaro, Matteo Salvatore, Albino Pierro, Carlo Levi e, soprattutto, Ernesto De Martino.

Un viaggio che parte da Calitri, paese d’origine del padre di Capossela, e che abbraccia metaforicamente un meridione indefinito, dalla Lucania al Texas, il cui spirito è evocato all’interno di una grande festa di paese dove è possibile danzare e divertirsi in un flusso inarrestabile e vitale di poesia e terra. Non si può partecipare a questo tour senza sollevare polvere, senza farsi trasportare dai ritmi delle canzoni della nostra tradizione folk che Vinicio Capossela non affida al revival ma, anzi, le riesplora riarrangiandole.

Lui è sempre più sciamanico ed è sempre più a suo agio all’interno di un format che rivede continuamente, disco dopo disco, spiazzando anche il fan più accanito. Eppure c’è una coerenza di fondo nel percorso artistico di Vinicio Capossela che gli permette di proporre brani come “L’uomo vivo” e “Marcia del camposanto”, nella seconda parte del concerto, restando sempre sul proprio terreno concettuale. Appare sicuro, nonostante l’assenza del suo pianoforte, e si fa affiancare dalle percussioni di Agostino Cortese e Antonio Vizzuso, dai cori di Enza Pagliara, dalla chitarra di Victor Herrero, dai fiati di Palencia e Mancini, dalla batteria di Mirco Mariani e da Glauco Zuppiroli al contrabbasso. E, dopo due ore e mezza di concerto, resta la sensazione di aver assistito a un live originale e irripetibile.

 

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