Viaggio tra le fate, sirene e samurai di Tommaso Primo (INTERVISTA)

tommaso primo

Il primo disco di Tommaso Primo – Fate, Sirene e Samurai – , prodotto dalle etichette napoletane FullHeads AreaLive, in collaborazione con Trail Music Lab, e distribuito da iCompany, racconta dieci favole moderne, dalla scrittura volutamente naif, che conquistano al primo ascolto grazie a una precisa mescolanza di sonorità che rifiuta ogni esotismo per dare spazio a suggestioni e riflessioni. Un lavoro prezioso, quello di Tommaso, reso possibile grazie alla collaborazione con il musicista Enzo Foniciello, anche produttore artistico, e con alcuni artisti della scena partenopea come Dario Sansone, frontman dei Foja, il pianista DaniseFede’n’Marlen. Giovanissimo, classe 1990, si è imposto, nel 2013, con la canzone Gioia, in collaborazione con Ismael, che oggi vanta più di 100000 visualizzazioni su Youtube, e per Posillipo Interno 3, brani contenuti nel suo primo EP.

L’abbiamo intervistato dopo la presentazione di Fate, Sirene e Samurai allo Spazio Nea di Napoli per cogliere meglio le sfumature della sua nuova creatura.

 

Partiamo dal titolo: chi sono le Fate, le Sirene e i Samurai e come hai voluto contaminarti?

Le fate, le sirene e i samurai sono le tre anime culturali del disco: le fate sono il Brasile, le sirene Napoli e i samurai provengono dai cartoni giapponesi. In Anime e Cartoon è molto chiara questa cosa. Quindi non c’è un’unica influenza musicale ma più contaminazioni culturali: Miyazaki, la poesia della musica di Caetano Veloso, il cinema di Federico Fellini. Credo che l’Arte sia il vero motore della mia musica.

I testi, però, sono tutti in napoletano e sono costruiti per immagini. Come assembli le tue parole?

Ci metto parecchi mesi per lavorare sul testo di una canzone (in questo momento dell’intervista passa Dario Sansone, che saluta Tommaso Primo, dicendogli di aver fatto bene a non ballare su una sua canzone). Dicevo: cerco di creare dall’ispirazione ma anche con ossessione perché ho il pallino fisso dell’originalità, voglio creare qualcosa di mio e, per tirare fuori quel che hai dentro, devi ricercare e approfittare di tutto quel che ami per cogliere quel che ti appartiene e per rendere, poi, le immagini. Credo di aver fatto un “disco visivo”.

Come si vede Tommaso Primo fra dieci anni?

Più magro (ride). Non mi vorrei vedere solo come cantautore, ho tanta roba dentro che deve “sfogare” in tanti altri discorsi artistici. Poi ho l’ossessione della morte, potrei morire da un momento all’altro senza aver detto tutto quel che ho dentro.

Quali sono le situazioni e gli stati d’animo che ti hanno ispirato?

Una ragazza che vive a cinquanta metri da casa mia mi ha ispirato…ma l’ispirazione è una cosa extraumana, mistica, una canzone può solo contenerla. L’ispirazione può arrivare anche da una pizza, per farti un esempio, o dai cartoni animati giapponesi, come è stato nel mio caso. In realtà, io, quando scrivo, devo vivere uno stato di serenità, non riesco a farlo da incazzato. Quindi, l’ispirazione mi arriva dalla felicità.

 

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