Come diventare un critico teatrale secondo Tommaso Chimenti

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Come si diventa critico teatrale?

Non esiste un percorso standard, una scuola, un’accademia. Conosco colleghi formatisi attraverso università come il Dams, che hanno un approccio alla materia molto “accademico”. Per quanto riguarda la mia biografia, io arrivo dal giornalismo nell’ambito culturale. Prima giornalista di carta stampata, per poi sperimentare meglio, forma e stile, sul web. Quindi un vero e proprio percorso non esiste ed essere motivati e avere passione non basta. Un consiglio per i molti che ogni anno affollano i vari corsi e laboratori di critica teatrale (che servono molto di più a chi li fa che a chi li segue, essendo il mercato saturo o, meglio, assolutamente in passivo visto che i giornali o chiudono o le pagine dedicate al teatro si scarnificano sempre più, quindi si prepara una folla di aspiranti critici che andranno ad ingolfare, senza sbocco, un settore già collassato) è quello di scrivere sia per un proprio blog sia per una redazione, anche se web, per capire le differenze di una scrittura senza limiti, o con limiti autoimposti, e le necessità di un soggetto altro. Detto questo, credo che la professione del “critico teatrale” debba stare ed esistere necessariamente dentro i confini e gli steccati dell’Ordine dei Giornalisti e non vedo come sia possibile in Italia poter scrivere e pubblicare senza le tutele (per chi scrive e per chi legge soprattutto) senza essere registrati e regolarmente iscritti all’albo. La scarsa autorevolezza del nostro comparto, evidenziata ed aumentata in questi ultimi anni di “liberi tutti” del web, deriva anche dal fatto che se da una parte è vero che tutti possono aprirsi il proprio blog e scrivere quello che gli passa per la testa, dall’altra sarebbe importante, per tutelare la nostra professione e professionalità, che istituzioni, enti, teatri ponessero l’attenzione verso gli ha fatto un percorso e non nei confronti dei tanti, troppi, improvvisati. Lo snodo è proprio questo: se pubblichi sul web non vieni pagato, se non vieni pagato non puoi accedere all’albo dei pubblicisti. Il primo utile discrimine potrebbe essere questo. Quindi sì pubblicate e scrivete il più possibile affinando la penna e lo sguardo ma cercate qualcuno che possa minimamente pagarvi per il vostro lavoro, altrimenti rimane un hobby e la credibilità della categoria scema sempre più.

Perché è importante la critica?

Un critico che afferma che “la critica è importante” è già con entrambi i piedi in un conflitto d’interessi. Dovrebbero essere gli attori e le compagnie (e non solo per farsi dire bravi) i primi a sostenere e aiutare una critica libera, aperta, dovrebbero essere i teatri ad allevare gruppi di sguardi per meglio affinare, con gli strumenti, lo studio e la competenza appunto dei critici, quello che si muove sulla scena o per capire meglio tendenze, movimenti, spostamenti. Personalmente penso che la critica serva ad illuminare le ombre. E per uscire assolutamente dalla dicotomia “mi piace”/ “non mi piace”, roba da talent o social network, cercando di argomentare e approfondire un pensiero. A questo dovrebbe servire, fondamentalmente a riflettere e pensare.

Quanto è cambiato il mestiere negli ultimi anni?

E’ cambiato fortemente. Siamo passati da avere una decina di nomi a livello nazionale che potevano decidere delle sorti di un nome, di uno spettacolo o di una compagnia, ad un universo frammentato di infinite isole che scalpitano cercando il loro posto al sole che non esiste più. La critica ormai è diventata una sorta di trampolino per poi essere scovati, politicamente soprattutto, da altri settori dove effettivamente si viene pagati per il proprio contributo al settore. Un modo per farsi vedere, per tirare fuori la testa dal carapace, urlare quel “ci sono” per immettersi nel mercato culturale ormai più somigliante ad un tritatutto dalle regole impercettibili e non così chiare.

In cosa differisce la critica online da quella cartacea?

Per quanto mi riguarda la mia storia parte con la carta stampata (il settimanale “Metropoli”, il quotidiano “Il Corriere di Firenze”) affiancando fin dall’inizio anche la scrittura sul web. E’ fondamentale cimentarsi nei diversi stili richiesti da formati differenti. Quindi ho cominciato ad esprimermi anche su succoacido.it, poi su scanner.it, proseguendo sul corrierenazionale.it, successivamente per rumorscena.it e adesso su ilfattoquotidiano.it. Le differenze che saltano agli occhi sono la velocità d’esecuzione, assisto ad una piece e ne posso scrivere anche immediatamente, la libertà, o la maggior autonomia e le minori restrizioni, in termini di numero delle battute, quindi lunghezza del testo, ricerca delle fotografie e titoli (queste due chance importanti palestre). Molte volte sul web si lavora in solitaria (limite) ed i pezzi non passano attraverso nessun altro sguardo, correttivo o per lo meno di confronto (altro limite). Nel cartaceo esistono sempre più filtri: il pezzo viene per la maggior parte delle volte segnalato o proposto, esiste un caporedattore che lo legge, lo controlla, ed a volte chiede rettifiche e specifiche, la lunghezza è fissa (quindi se mi commissionano 2.500 battute non posso produrne 4.000, sembra banale ma è un concetto basilare perché chi sfora fa fare il doppio del lavoro a chi sta al desk in redazione), di solito c’è anche un fotografo con te, il titolo, come il catenaccio, lo mettono altri al posto tuo, per questo è necessario anche essere bravi, e farsi capire e comprendere, quando spieghiamo qual è per noi il centro del discorso, il nodo nevralgico dell’evento, insomma dove sta la notizia e su che cosa puntare.

Quanto è importante leggere un testo prima di recensirlo e conoscere il lavoro di un regista e di una compagnia?

Anche qui non esiste una regola fissa. E’ possibile a volte aver letto il testo in precedenza, con i classici oppure, se si tratta di nuova drammaturgia, il regista o l’autore possono avervelo inviato. Quindi il testo è importante leggerlo però può andar bene anche in seconda battuta. Invece conoscere il lavoro pregresso, la formazione e la provenienza artistica di un regista o una compagnia penso che sia necessario. Ovviamente alla prima opera che vediamo di un regista o autore nuovo la conoscenza sarà limitata per poi strutturarsi nel corso del tempo e aumentarla, spettacolo dopo spettacolo, incontro dopo incontro, affinandola.

Biografia

Tommaso Chimenti è nato il 12.04.1973 a Firenze, laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze.

Giornalista pubblicista, tessera 104509. Giornalista, critico teatrale.

Ha scritto per i giornali cartacei Il Corriere di Firenze, Metropoli, Il Firenze, Metropoli Day, La Piazza, Casa Dove, Qui Firenze, Portale Giovani del Comune di Firenze. Per la rivista della Biennale Teatro di Venezia, 2011, 2012.

Per i siti internet: succoacido.it, scanner.it, corrierenazionale.it, rumorscena.com, Erodoto 108, recensito.net (sito collegato all’Accademia d’Arte drammatica Silvio D’Amico di Roma).

Per tre anni (’13-’14-’15) ho scritto per il quotidiano cartaceo “Il Fatto Quotidiano”; la rivista trimestrale “Hystrio”; i mensili fiorentini “Ambasciata Teatrale” (a cura del Teatro del Sale di Firenze) e “Lungarno”; “Il Teatro e il Mondo”, la rivista trimestrale della Fondazione Toscana Spettacolo; ho un mio blog all’interno della testata on line del Fatto Quotidiano: ilfattoquotidiano.it/blog/tchimenti.

Giurato per il “Premio Ubu” (Milano).

Membro A.N.C.T., Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.

Membro A.I.C.T. Association Internationale des Critiques de Tèatre.

Membro di Rete Critica, associazione che riunisce i siti e i blog che si occupano di teatro sul web.

Giurato “Premio Eolo”, teatro ragazzi.

Membro dell’Assemblea dei Votanti, “Premio Le Maschere del Teatro Italiano”, Teatro Stabile Napoli.

Finalista nel 2008 per il Concorso per Giovani Critici “Lettera 22” all’interno del ”Napoli Italia Festival”.

Ha pubblicato, con la casa editrice Titivillus, il volume “Mare, Marmo, Memoria” sull’attrice Elisabetta Salvatori.

 

 

 

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