Si nota all’imbrunire, solitudine da paese spopolato

11/07/2018 61 Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, spettacolo Si nota all’imbrunire ( Solitudine da paese spopolato) regia di Lucia Calamaro con Silvio Orlando, Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini

Il nuovo spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro è evocativo sin dal titolo, Si nota all’imbrunire, ed è un lavoro, per certi aspetti, tradizionale perché conserva il potere del Teatro della Parola e dà spazio al bravissimo Silvio Orlando che riesce a dare, con maestria, grande profondità al suo personaggio. Ed è a partire dal soliloquio iniziale del suo protagonista che è possibile incamminarci con lui all’interno della sua solitudine fortemente voluta, un isolamento forzato per non sentire la tristezza che gli altri possono farti sentire.

Si nota all’imbrunire racconta, infatti, la storia di Silvio che vive solitario in un paese abbandonato che, un giorno, viene visitato dal fratello Roberto e dai figli Riccardo, Alice e Maria venuti a festeggiarlo e a commemorare la morte della moglie di Silvio, avvenuta dieci anni prima. Li accoglie in vestaglia, seduto su una sedia, perché ha deciso di non voler più camminare. I figli vorrebbero smuoverlo da questa situazione ma si trovano di fronte un uomo accidioso, ironico, che si è voluto congedare dal mondo civilizzato per rifugiarsi in un oceano di silenzio, animato solo dai suoi ricordi e dai suoi pensieri. Vediamo sfilare queste figure davanti a Silvio e non possiamo fare a meno di notare che sono personaggi fragili, nevrotici, incapaci di capire quest’uomo che, a modo suo, sta compiendo una piccola rivoluzione, liberato dalla schiavitù del bisogno dell’altro.

Lucia Calamaro vuole soffermarsi principalmente su quest’aspetto e non bollare la solitudine di Silvio come “malattia” ma come “necessità”, una costituzione di un Sé come soggetto autonomo. Non è un padre ideale, sembra sia stato incapace di svolgere questa funzione in passato ed è, a ben vedere, un carente conflittuale, cioè un soggetto che vive deficit relazionali molto profondi e che ha subito una pesante mancanza, la moglie.

La Calamaro, infatti, entra proprio tra le pieghe di questa perdita e, pian piano, svela allo spettatore che la sua non è stata solo un’inettitudine paterna ma che è stato vittima di un’indifferenza filiale da cui, probabilmente, non uscirà mai. Ed è proprio il colpo di scena finale che riprende il giusto verso di uno spettacolo sincero, simbolico, che soffre di troppe lungaggini ma che si avvale di attori pienamente in forma e di un Silvio Orlando che svetta su tutti con un’interpretazione eccelsa, intensa, malinconica e leggera.

Visto al Teatro Bellini di Napoli il 7 maggio 2019

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