Scuola Elementare del teatro, una giornata di lavoro e incontro

 

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Scuola Elementare del Teatro/laboratorio permanente di arti sceniche, è il progetto di un laboratorio totalmente gratuito per allievi attori ideato e diretto da Davide Iodice, accolto e sostenuto dall’ ex Asilo Filangieri di Napoli, promosso e prodotto da FORGAT O.n.l.u.s.

Alla Scuola Elementare del Teatro la didattica e l’accademismo calati dall’alto cedono il passo a una “prassi del fare”: per il regista e drammaturgo Davide Iodice, che dirige la scuola da tre anni, l’arte e la poesia, lungi dall’essere prodotti finiti e confezionati nel pacchetto dello spettacolo ultimato, sfavillano dalle occasioni legate alla vita del teatro e degli artisti.
Le idee che ispirano questo luogo-laboratorio della ‘ri/creazione’, dove le vite degli “attori/persona” nutrono le visioni dell’arte, sono emerse anche durante la giornata aperta di lavoro che si è svolta venerdì 13 maggio, al termine del triennio sperimentale. In questa occasione, infatti, le discussioni sulle metodologie, gli obiettivi e i progetti sono state implementate da una cospicua serie di esercitazioni pratiche: Training e studio sul movimento, Training fisico-emotivo, esercizi di vocalità, di espressività e di creazione scenica individuale e collettiva.
Basterà il resoconto di una sola delle attività della giornata per comprendere lo spirito che anima ricerca creativa e scambio formativo.
L’esercizio ha un nome, “Le giostrine dei racconti”: gli attori siedono a terra formando due cerchi, uno interno e l’altro esterno. I ragazzi del cerchio esterno girano progressivamente scambiandosi un posto allo scattare di un minuto cronometrato. Al termine della prima “giostra”, il cerchio, che prima era interno, si dispone all’esterno ripetendo il ciclo.
Durante il tempo di sessanta secondi gli attori – e alcuni audaci spettatori che prendono posto nei cerchi e partecipano agli esercizi – cominciano a parlare liberamente, con immediatezza e spontaneità, a proposito di un tema veicolato da poche indicative parole come “oggi è un giorno…” e “guardandoti mi sembra che…” e ancora “quando ero piccolo avevo un posto segreto…”.
E’ un piacere osservare le dinamiche che scaturiscono dall’autentica condivisione di parole, voci, emozioni e sguardi: quei cerchi sono laboratorio di espressività, opifici di prodotti verbali stravaganti e spiritosi, sede di parole mai dette e – forse – di flussi di coscienza che l’occasione ha fatto erompere.
L’osservatore comprende la concentrazione degli attori che, allo scadere di ogni minuto, ricreano una nuova intimità con chi hanno di fronte: devono farlo nei pochi secondi concessi al silenzio, con la freddezza e l’imperturbabilità necessarie affinché il riconoscimento dell’altro sia istantaneo.
Ne consegue, per lo spettatore che guarda stupefatto e divertito dalla platea, un effetto caleidoscopio di gesti, posture e volti che permette una visualizzazione compatta della diversità e delle differenze, del movimento e dell’interazione, con una valenza simbolica – e pedagogica – straordinaria, tale da procurare, alla vista dagli spalti, una piacevole assuefazione.
Anche i seguenti esercizi allenano a una pratica sincera di contatto e di prossimità all’altro, di dissoluzione delle paure che distanziano, quali l’insicurezza di esprimere se stessi o il timore di lasciare intravedere all’altro le imperfezioni del proprio volto.
In questo modo i pudori, che di solito falsificano l’atto della comunicazione verbale e fisica, si allentano e cedono il posto alla fiducia dell’altro, alla disponibilità di dire immediatamente una cosa e alla disposizione dell’interlocutore ad accoglierla, ad ascoltarla, a comprenderla.
La giornata continua e mentre gli attori creano coreografie, movimenti e vocalità ‘in libertà’, a noi sembra di vederli felici in questo ‘mondo altro’, in questo luogo che non è solo scuola di formazione ed emancipazione ma punto di incontro di umanità.

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