Salvo, il romanzo di Tino Caspanello

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Salvo è il primo romanzo, edito da Caracò, di Tino Caspanello, regista e drammaturgo messinese, vincitore del Premio Speciale della Giuria al Premio Riccione per Mari nel 2003.
Un romanzo atipico, che vede protagonista Salvo, un ragazzo che torna nel suo paesino dopo aver trascorso diversi anni lontano da casa per completare gli studi universitari. Ritrova l’estate, i suoi amici ma si trova, improvvisamente, al centro di un equivoco che gli disvelerà una società gretta.

Si può sintetizzare così l’opera prima di Caspanello, senza il timore di rivelare qualche elemento in più della narrazione e togliere il piacere della lettura. Il paesino di Salvo non ha un nome, potrebbe essere un borgo qualunque del Sud Italia, produttore di povertà culturale, di allucinazioni collettive non appena si introduce un elemento di novità, causa scatenante di una parossistica paura nella gente abituata alla solita routine.

Caspanello, sin dall’inizio, ci fa ragionare come Salvo, ci fa vivere le sue emozioni, la sua quotidianità per poi farci penetrare, gradualmente, nel corpo sociale del paese, nelle viscere di un sistema madido di corruzione e che dà il peggio di sé. Il luogo della narrazione non può avere un nome perché concepito come luogo metafisico, opprimente, dove la propensione alla mafiosità è insita in una classe politica trasformistica e nella mentalità dei suoi abitanti.

Il mestiere dello scrittore, vecchio quanto il mondo, di cui si conoscono tutte le derive, fa ancora paura perché può far venir fuori l’indicibile, può strappare dal terreno le radici antimoderne di una società ancora legata a un mondo arcaico e rurale, che non vuole crescere né svilupparsi.

Perché allora la narrativa fa paura? Caspanello ce lo mostra per immagini col suo stile leggero, semplice, funzionale: la letteratura sa raccontare le defezioni e le contraddizioni di una terra, le documenta e, in più, riesce a produrre altri modelli identitari, alternativi a quelli da tutti condivisi. Salvo è l’alternativa, è il diverso, colui che non si è voluto adeguare al modello riconosciuto da tutti. Salvo sfrutta l’equivoco in cui è malauguratamente caduto per poter conoscere meglio la terra dove è nato ma capisce che non tutto torna.

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