Racconto d’inverno e Otello: Shakespeare al Teatro Bellini

Racconto d'inverno

Glob(e) al Shakespeare, progetto firmato da Gabriele Russo,  ha dato inizio al NTFI sotto la direzione di Ruggero Cappuccio. Tre serate dedicate all’opera del Bardo, sei testi, due per ogni serata, riscritti e diretti da alcuni dei più importanti artisti della scena teatrale contemporanea, in cui l’idea circolare del teatro elisabettiano ri-prende vita offrendo agli spettatori l’atmosfera del Globe Theatre di Londra. Questi i titoli messi in scena nei giorni del 6, 7 e 8 giugno 2017 al Teatro Bellini di Napoli: Giulio Cesare e Una commedia di errori, Racconto d’inverno e Otello, Tito e Le allegre comare di Windsor.

Il teatro napoletano si presenta modificato nella sua struttura usuale: la scena arriva fin dentro la platea da cui sono state smontate le poltrone, sostituite per l’occasione da panche. La sensazione generale è di essere dentro l’azione scenica: gli attori arrivano dalla platea, lateralmente, passando tra il pubblico, talvolta sedendo tra di esso.

Temi centrali della serata del 7 giugno sono il sospetto e la gelosia. Ad aprire la serata Racconto d’inverno, per la regia di Francesco Saponaro ed adattamento di Pau Mirò ed Enrico Ianniello. La scena si presenta scarna, quasi austera immersa nella struttura grigia che domina la sala. L’opera, tra gli ultimi lavori del Bardo, è suddivisa sul piano linguistico e narrativo in due momenti essenziali e ben separati tra loro. La prima parte della storia è ambientata nella Sicilia dei Principi, tra gli anni Cinquanta e Sessata del Novecento ed è la storia di sospetti e malafede che attanaglia la vita di Leonte che, chiuso dalla morsa della gelosia, è causa di morte e dolore tra i suoi cari, inducendolo ad un allontanamento dal mondo attraverso un ritiro forzato e di espiazione. Questo primo momento narrativo è avvolto da un incedere misterioso intriso di toni cupi e severi enfatizzato da un disegno luce e da un accompagnamento sonoro che con taglio preciso accompagnano la messa in scena. Di taglio opposto è il secondo momento narrativo in cui predominano i toni e le ambientazioni di una Boemia bucolica che ha la fattezza di un sud arcaico e si racconta attraverso una lingua spuria, intreccio di dialetti dell’Italia meridionale. I toni della tragedia visti nella prima parte fanno spazio al lieto evolversi degli eventi che, tra canzoni pastorali e battute dal taglio comico, accarezza il pubblico che ripaga con abbondanti sorrisi.

L’elemento che separa tra i due momenti drammaturgici è il tempo che, se da un lato fa capo ad una necessità narrativa – il secondo quadro si svolge a distanza di sedici anni – dall’altro rappresenta un vero colpo di teatro che consente il cambio di registro narrativo ed il passaggio dalla tragedia alla commedia. La regia di Saponaro gioca con questo doppio registro: spazia dalla tragedia alla commedia mostrando, in particolare nella seconda parte, una maggiore propensione al gioco teatrale resa possibile anche da una maggiore caratterizzazione dei personaggi.

Di taglio decisamente diverso è  Otello, uno spettacolo di NEST – Napoli Est Teatro diretto da Giuseppe Miale Di Mauro che ne cura anche l’adattamento. La scelta di stilistica di scarnificare l’opera ambientandola in un’unica notte con pochi personaggi principali accompagnati da un coro guardaspalle ed uno di ancelle si rivela portatrice di un movimento scenico che non lascia perdere l’attimo catturando sin da subito l’attenzione e le simpatie del pubblico.

Gli attori in scena accompagnati dalle musiche originali di Ralph P – qui nelle vesti del famoso Guglielmo –  raccontano la notte del matrimonio tra Otello e Desdemona ricalcando la lingua shakespeariana col napoletano contemporaneo che, affidandosi al carattere mutevole del dialetto, scivola nelle pieghe dell’opera riuscendo a creare una sinergia in grado di non estraniarsi ma di fondersi col testo.

L’ampio palcoscenico del teatro diventa un’arena in cui sentimenti diversi si affrontano: amore e morte, gioia e dolore, libertà e tirannia. I pochi elementi della scenografia sono tutti di un bianco candido: sedie, tovaglie, candele riflettono il candore di Desdemona. Di contro il gioco di botole che dal pavimento fanno emergere nuovi elementi o corredi dell’azione lascia intravedere antri bui e tediosi. Proprio da uno di questi emergerà il candido talamo nuziale in cui troverà la morte la giovane sposa. Quella di Otello è una violenza che investe tutto, dalle persone alle cose, nulla riesce a sopravvivere. Come si legge dalle note di regia: Questi sono omicidi che uccidono anche chi li compie.

Bella prova per i ragazzi del Nest e grande successo per il progetto Glob(e) al Shakespeare che conferma, ancora una volta, il carattere universale dell’opera del Bardo dell’Avon.

Racconto d’inverno

adattamento Pau Miró, Enrico Ianniello
con Luigi Bignone, Rocco Giordano, Tony Laudadio, Mariella Lo Sardo,
Vincenzo Nemolato, Francesca Piroi, Marcello Romolo, Leonardo Antonio Russo, Eduardo Scarpetta, Edoardo Sorgente, Petra Valentini
regia Francesco Saponaro
assistente alla regia Gianmarco Modena

Otello

adattamento Giuseppe Miale di Mauro
drammaturgia di Gianni Spezzano
con Viviana Altieri, Francesco Di Leva, Martina Galletta, Giuseppe Gaudino,
Adriano Pantaleo, Andrea Vellotti
e con la partecipazione del gruppo #GiovaniO’Nest Antonio Coppola, Armando De Giulio, Emilia Francescone, Lisa Imperatore, Raffaella Nocerino, Ralph P, Nunzia Pace, Francesco Porro, Mimmo Sabatino, Carlo Salatino e Anna Stabile
regia Giuseppe Miale di Mauro
cura del movimento Anna Carla Broegg
musiche originali Ralph P
uno spettacolo della Compagnia NEST

 

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