Quel gran pezzo della Desdemona: metti un Bardo a Milano

Quel gran pezzo della Desdemona

Quel gran pezzo della Desdemona. Tragedia sexy all’italiana per la regia di Luciano Saltarelli è andato in scena al Teatro Bellini di Napoli il 12 ed il 13 giugno 2017 nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia. Ispirato alla tragedia di William Shakespeare e alla novella di Giambattista Giraldi Cinzio, l’allestimento è una rivisitazione in chiave ironica della storia tra Otello e Desdemona nata dalla sovrapposizione tra il teatro e la commedia sexy all’italiana degli anni Settanta.

La vicenda si svolge negli anni che vanno dal 1969, anno del primo uomo sulla luna, fino al 1978, anno dell’assassinio di Aldo Moro, nella Milano da bere con le sue fabrichette. In questo spazio-tempo sono presenti la commistione di suggestioni, luoghi comuni e personaggi tipici del filone cinematografico che ottenne grande successo di pubblico in quegli anni: abbiamo il cummenda Brambilla, proprietario illustre di una fabbrica di manichini, padre della bella e svampita Desdemona; l’operaio emigrato dal sud Moro con la sua tuta blu, un omone dal gran cuore e fortemente devoto al lavoro (infatti, dopo aver sventato un incendio in fabbrica durante le festività natalizie ha riportato un trauma che gli impedisce di parlare); Iago il cospiratore, operaio che parla in napoletano ed ha una moglie dalla forte indole femminista e dalla dubbia sessualità; infine Cassiolo, anch’egli operaio, romano, innamorato della bella figliola di Brambilla.

Sullo sfondo una Milano immersa nell’industria e nei conflitti di classe – nella fattispecie Moro premiato per la sua devozione viene promosso caporeparto – ma anche una città devastata, fisicamente e moralmente, dagli atti terroristici degli anarchici di cui ravvisiamo, in lontananza,  i boati delle bombe che tuonano per le strade della città.

Il mondo industriale è molto presente: è facile imbattersi in commenti alla luce del soldo facile e dell’assoluta dedizione al lavoro. Ma l’industria è presente anche come componente scenografica: la fabbrica di manichini del Brambilla da entità fisicamente individuabile si frammenta in piccoli pezzetti che, invadendo la scena, danno nuova connotazione agli oggetti. Per questo motivo troviamo al posto di una rigogliosa pianta o di bicchieri da cocktail la mano di un manichino oppure il macigno con cui intende suicidarsi Iago dopo aver scoperto la storia tra Otello e Desdemona che è il bacino di un manichino.

La componente linguistica rappresenta un ulteriore prestito dal cinema trash anni Settanta di cui la varietà ne è la rappresentazione essenziale: come per l’allestimento del NEST dell’Otello nell’ambito di Glob(e) al Shakespeare di qualche giorno fa, anche in questo caso il testo del bardo vive nella pluralità linguistica dei suoi protagonisti. Si avvicendano i dialetti della penisola, romano, milanese, napoletano, ed il risultato è una fotografia linguistica tipica del cinema da cui trae ispirazione l’allestimento e che, oggi come allora, segna un confine che da fisico diventa puramente ideologico.

Le scene di Lino Fiorito valorizzate dalle proiezioni animate dal tratto quasi infantile e il disegno luci di Pasquale Mari seguono e accompagnano gli ammiccamenti in scena, le battute dal facile sorriso e i dialoghi dal sapore popolare e scollacciato dei protagonisti in scena. Un ruolo importante, inoltre, viene assegnato alla musica di Federico Odling presente per l’intera durata dello spettacolo e con l’evidente funzione non solo di accompagnamento ma soprattutto di contestualizzazione e storicizzazione della vicenda. La trama shakespeariana resta dunque un’ossatura che giace sul fondo, restituendone pochi elementi essenziali, su cui Salterelli ha ricostruito un gioco di prestiti e rimandi dal sapore nostalgico in cui il cinema diventa anello di congiunzione tra lo spazio-tempo dell’opera. La prova attoriale ne esce, dunque, divertente e di buono spessore, con gli attori principali, primo tra tutti il regista, impegnati in ruoli diversi nell’ambito di uno spettacolo che risulta indubbiamente piacevole ma manchevole di un vero e decisivo salto in direzione di una reale personalizzazione, un elemento altro che scongiuri la tendenza unicamente soft sexy, che vada oltre il rimando al cinema e l’univoca identificazione ante litteram.

 

Quel gran pezzo della Desdemona. Tragedia sexy all’italiana

Testo e regia Luciano Saltarelli
con Rebecca Furfaro, Giovanna Giuliani, Luca Sangiovanni, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano
scene e costumi Lino Fiorito
luci Pasquale Mari
musiche originali Federico Odling
suono Daghi Rondanini
assistente alla regia Giovanni Merano
assistente alle scene Massimo Raimondo
assistente ai costumi Alina Lombardi, Anna Verde
direzione tecnica Lello Becchimanzi
datore luci Lucio Sabatino
videoproiezioni Jack De Luca
produzione Napoli Teatro Festival Italia, Teatri Uniti, Casa del Contemporaneo
in collaborazione con l’Università della Calabria

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Una risposta

  1. Alessio Merola ha detto:

    La trama mi pare presa di pari passo da “save desdemona” di Lidia Ravera. Ma trattandosi di giochi politici sul territorio pare non essersene accorto nessuno.

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