Quartetto Emerson: live @ Auditorium Castel Sant’Elmo, Napoli

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Il quartetto Emerson è un quartetto d’archi che nasce a New York nel 1976 per il bicentenario della nascita degli Stati Uniti d’America e ha preso il nome dal poeta e filosofo americano Ralph Waldo Emerson. Proprio per il loro repertorio, che arriva fino alla musica contemporanea, si sono aggiudicati ben nove Grammy Award, tra cui Miglior Album Classico, mai capitato prima a un ensemble cameristico, tre Gramophone Awards e l’Avery Fisher Prize. Due anni fa è entrato a far parte come violoncellista il gallese Paul Watkins, che ha dato nuova energia e vitalità al quartetto.

All’Auditorium del Castel Sant’Elmo di Napoli, nell’ambito del cartellone organizzato dall’Associazione Scarlatti, il quartetto Emerson ha presentato un programma inusuale: il Quartetto in La Minore op. 51 n.2 di Johannes Brahms e il Quartetto in Sol Maggiore D 887 di Franz Schubert. Brahms ha composto solo tre quartetti per archi; Schubert, invece, nonostante ne avesse composti quindici, non era molto interessato a questa forma, poichè prediligeva le sonate per pianoforte e le sinfonie. Entrambi sono considerati, da una parte della critica, quartettisti minori eppure, in queste loro due composizioni, hanno intrapreso un nuovo percorso compositivo.

Il Quartetto in La Minore op. 51 n.2 è stato composto in Bavaria, congiuntamente al primo, da Brahms all’età di quarant’anni e si discosta dall’ultimo periodo beethoveniano presentandosi tematicamente compatto, con un attacco iniziale lirico, con due temi che si intrecciano, una parte centrale con un recitativo marcato e un finale, Allegro non assai, in la minore e in tre quarti, costruita sul modello di uno Czárdás, una danza popolare ungherese.

Il Quartetto in Sol Maggiore D 887 è l’ultimo dei quartetti di Franz Schubert, composto dal 20 al 30 giugno 1826, vede la presenza forte del violoncello che guida il quartetto in un percorso drammatico e suggestivo, dove si passa, spesso, dal modo maggiore al minore. Qui il violoncello di Atkins si è fatto sentire, presentandosi teso nella prima parte, più calmo nel secondo movimento, acuto nello Scherzo fino ad essere raggiunto compattamente dagli altri tre archi in un Finale che contiene melodie e ritmi della tarantella.

Gli Emerson sono noti per la loro coerenza interpretativa e per la loro forza espressiva dal vivo, capace di catturare l’attenzione anche dei meno avvezzi alla musica da camera. Il risultato, a fine concerto, è sotto gli occhi di tutti: applausi scroscianti e un bis da pelle d’oca, l’ultimo corale di Johann Sebastian Bach, Wenn wir in höchsten Nöthen sein, BWV 668, che congeda gli astanti lasciando gli occhi e la testa colmi di Bellezza.

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