Qualcuno volò sul nido del cuculo, la storia di una lotta per la propria dignità

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Qualcuno volò sul nido del cuculo di Alessandro Gassman racconta la favola amara di chi cerca di cambiare le cose. Uno spettacolo che ha superato le 150 repliche nei principali teatri d’Italia e che arriva adesso al Teatro Carignano di Torino, in scena dal 24 aprile al 6 maggio. Due ore e quaranta per una narrazione continuamente in bilico tra l’ironia, la durezza e la commozione.

La storia è nota soprattutto per il film diretto nel ’75 da Miloš Forman, venuto di recente a mancare, in cui Jack Nicholson raggiunge probabilmente uno dei punti più alti della sua carriera. Ma Gassman decide di ripartire dal testo originale, quel romanzo di Ken Kesey adattato a opera teatrale da Dale Wasserman.

Il “nido del cuculo”, nel gergo americano, sta a indicare il manicomio. Lo spettacolo è ambientato, nell’adattamento a cura di Maurizio De Giovanni, nell’Ospedale giudiziario psichiatrico di Aversa, Campania. Siamo nel 1982.

I malati vengono tenuti in una clinica dal pavimento geometrico verde e grigio, con porte a vetrata perennemente chiuse – che consentono di vedere il mondo esterno ma non di raggiungerlo -, un bagno che si può utilizzare soltanto dopo una certa ora, la stanza del personale che assomiglia a una cabina di controllo, la statua di una Madonna che resta in silenzio davanti al male. In alto, a osservare tutto, le sei camere incombenti degli incurabili, i malati cronici che non possono neppure essere visti. Seduti a un tavolino, vediamo i protagonisti. Pieni di (credibili) manie, tic, ossessioni, che ingannano il tempo in una routine sempre uguale, sottomessi e rassegnati. E accanto a loro ecco che vengono rese note regole ferree, violenza che fa peggiorare invece che curare. La terribili figure dei due assistenti, Lorusso (Antimo Casertano) ed Esposito (Gabriele Granito), che trattano i pazienti come oggetti inanimati. Li picchiano, li insultano, non li ritengono esseri senzienti. A capo di tutto c’è l’odiosa e algida Suor Lucia (Elisabetta Valgoi) che nasconde la propria forma di essere abietto sotto un’apparenza di carità e altruismo. Incombe su ogni cosa come un Dio dall’incontrastato potere decisionale.

L’equilibrio è rotto dall’arrivo di Dario Danise (un grandioso Daniele Russo), un napoletano che fingendo una malattia psichica si fa rinchiudere nella clinica per evitare la condanna in carcere. Subito però Dario si rende conto dell’assurdità dei metodi utilizzati per trattare i malati. Le cure consistono nell’annullamento, nella violenza, nel ricatto. Lui non può essere d’accordo. Vivace, ribelle e irriducibile, decide di rivoluzionare quel luogo.

Ed è allora che la battaglia di uno si fa gioco di squadra. Qualcuno volò sul nido del cuculo è la storia di una lotta, una risalita collettiva dagli inferi all’insegna della (ri)scoperta della propria dignità.

È l’emozionante cambio di rotta di un gruppo di malati che decide di rinascere come gruppo di persone. Ecco allora che davanti al divieto di guardare la televisione ci s’immagina una partita di calcio che vede l’Italia vittoriosa. Si danno feste. Si sogna di fuggire e ricominciare. Si smette di avere paura della vita, semplicemente vivendola per la prima volta.

Lo spettacolo di Gassman è vicino al linguaggio cinematografico: davanti alla scena c’è uno schermo su cui vengono proiettate immagini ed effetti grafici che interagiscono con la vicenda. I personaggi vengono presentati uno per uno come nei titoli di coda di un film. È quindi corretto fare qui lo stesso.

Il dottor Graziano Festa, giudizioso e contrario alla violenza, è Davide Dolores. Gaia Benassi è presente nel doppio ruolo dell’infermiera Spina e dell’esuberante Titty Love. I malati sono invece: Mauro Marino nel ruolo di Muzio Di Marco (detto “il professore”), eletto dagli altri capo del gruppo e presente sulla scena con una sgargiante vestaglia rossa, Gilberto Gliozzi nel ruolo dell’imponente Ramon onirico e senza suoni, il gigante gentile e immobile che nasconde un segreto, Giacomo Rosselli nel ruolo di Adriano Bernardi, Emuanele Maria Basso nel ruolo di Giacomo Buganè, Alfredo Angelici nel ruolo di Manfredi Delle Donne e Daniele Marino nel ruolo di Fulvio Calabrese. Pazienti balbuzienti, schizofrenici, muti, deliranti, deboli, spaventati, abitudinari. Eppure, all’improvviso e per la prima volta, umani.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno spettacolo intenso e commovente sulla vicenda universale della ribellione a ciò che rende piatti e identici. Una storia che è un grido. Di amicizia e, soprattutto, di dignità.

 

Visto al Teatro Carignano di Torino il 28 aprile 2018

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