Porno-Teo-Kolossal

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Porno-Teo-Kolossal è un film incompiuto di Pier Paolo Pasolini a cui stava lavorando nel 1975 e che non ha potuto mai girare a causa della sua morte prematura avvenuta il 2 novembre del 1975. Probabilmente, stando a quel che affermava Pasolini, sarebbe stato il suo ultimo film da regista a cui aveva dato il titolo provvisorio di “Re Magio Randagio (e il suo schiavo schiavetto). Un progetto importante, che il regista aveva già abbozzato subito dopo “Uccellacci e Uccellini” con Totò e Ninetto Davoli e poi successivamente accantonato a causa della morte di Totò. Nell’ultima versione del film, Pasolini aveva previsto la collaborazione di Eduardo De Filippo che avrebbe dovuto recitare la parte di re magio e collaborare alla regia.
La storia è la seguente: Epifanio, un re magio, è partito per raggiungere il luogo dove è nato il Messia, accompagnato dal suo servo Nunzio, che avrebbe dovuto essere interpretato da Ninetto Davoli. Durante il viaggio, però, alla coppia capita di assistere a un’Apocalisse in terra fino al finale in cui, dal corpo del servo, si stacca un Angelo che accompagna, per mano, il Re Magio in Paradiso. Però il Paradiso non esiste: i due, voltandosi indietro, non vedono altro che il Mondo.
Due sono stati i tentativi di riprendere parte dell’idea originale di Pier Paolo Pasolini: il primo è del 1996 ad opera di Sergio Citti, aiutante e amico di Pasolini, che girò “I magi randagi” con Silvio Orlando, Franco Citti e Ninetto Davoli. Il secondo tentativo è di Abel Ferrara, nel 2014, con “Pasolini” dove il regista ricostruisce alcune scene di Porno-Teo-Kolossal con Ninetto Davoli, nel ruolo scritto per Eduardo, e Riccardo Scamarcio, nel ruolo scritto per Ninetto Davoli.

La proposta di Francesco Saponaro con Anna Bonaiuto

Nella famosa lettera scritta ad Eduardo per presentargli il film, Pasolini chiede la collaborazione fondamentale del drammaturgo napoletano soprattutto per il suo ruolo ed è da questo spunto che parte la messa in scena di Francesco Saponaro che lascia parlare lo script pasoliniano affidandolo al piglio e alla bravura di Anna Bonaiuto che, con passione e affetto, con lo sguardo e col cuore, rincorre le parole e l’apparato ideologico del film.

Epifanio, col suo servo, infatti insegue una “Cometa dell’Ideologia” che li porta diritti dal Messia ma non tengono conto di un presente neocapitalistico e delle sue conseguenze sull’uomo. Partono, quindi, da Napoli, città ancora intatta, e si incamminano per Sodoma, ossia Roma. Giunti alla stazione ferroviaria di Sodoma Termini, capiscono che, qui, la norma è l’omosessualità mentre, invece, le coppie eterosessuali sono isolate nel Quartiere Borghese. Una sola volta l’anno c’è la Festa della Fecondazione dove uomini e donne si accoppiano per procreare. Quando abbandonano la città, alle spalle del Re Magio e il suo servo, Sodoma brucia.

Gomorra, invece, è Milano, città-utopia retta da un regime fallocratico, fascista, che impone rapporti eterosessuali molto violenti e tollera ogni forma di vandalismo. Le orgie sono all’ordine del giorno e l’atmosfera ricalca molto quella di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, ultimo film di Pasolini. C’è una falsa tolleranza e gli antichi valori sono andati completamente perduti.

La terza tappa di Eduardo e Ninetto Davoli è Numanzia, dove esiste l’Utopia del Socialismo, e corrisponde a Parigi. Qui c’è ancora libertà di espressione e, democraticamente, i cittadini decidono di suicidarsi collettivamente per non essere dominati dai fascisti. Resta in vita, però, solo il Poeta, colui che ha proposto l’idea della morte collettiva, che finirà morto per mano fascista.

Infine c’è Ur, l’Oriente. Qui vige la desolazione più totale, ad entrambi vengono sottratti i loro bagagli ed Eduardo, durante l’ultimo suo sonno, viene privato del suo prezioso regalo, cioè un presepe settecentesco d’oro. In Ur scoprono che il Messia è nato ed è già morto, sono arrivati troppo tardi.

La chiusura di Porno-Teo-Kolossal di Pasolini fa ben comprendere che il vero dramma dell’Uomo, oggi, sta proprio nel fallimento di tutte le utopie, compresa quella religiosa. Solo alla fine della propria vita si capisce davvero il senso della vita, le sue nefandezze e i suoi raggiri. Saponaro evita qualsiasi rappresentazione possibile e propone questa straordinaria confessione, a distanza di quaranta anni, restituendo la potenza delle visioni pasoliniane affidandosi ad alcuni inserti sonori, ben situati durante la lettura,e alla voce e alla presenza scenica di Anna Bonaiuto. Cinquanta minuti intensi, vivi, dove la memoria di uno dei più grandi pensatori italiani del Novecento viene vissuta collettivamente, senza ipocrisie.

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