Pigmalione, il cortocircuito borghese

pigmalione shaw sicca

una scena di Pigmalione, regia di Benedetto Sicca

Debutta al Teatro San Ferdinando di Napoli Pigmalione, commedia tra le più note di G. B. Shaw,  per la regia di Benedetto Sicca, dove rimarrà in scena dal 2 al 20 marzo 2016.

Un frammento de Le Metamorfosi di Ovidio trasformato in una commedia inglese, scritta nel 1912 e messa in scena per la prima volta un anno dopo, trova nuova vita grazie all’incontro con la parola del drammaturgo Manlio Santanelli,  che partendo da un adattamento geopolitico prima che teatrale, darà l’opportunità di riscoprire le dinamiche interne dello scrittore e drammaturgo irlandese. Una commedia che gioca fortemente con l’ambivalenza che soggiace alla natura dell’essere umano: oggetto e soggetto, essere e apparire.

Con arte meravigliosa Pigmalione scolpì una statua d’avorio bianca come la neve e la fece la più amabile delle creature. Un blocco di marmo, una statua perfetta, emblema di bellezza esteriore assoluta presagio di un’interiorità compiuta e garbata. Creata e plasmata attraverso le mani veicolo di quell’arte estrema e totale che non ha orientamento altro se non la pienezza universale. L’amore che dalle mani si propaga nella creazione dell’opera d’arte, come una guida, o l’estrema vanità che si muove alla ricerca di continui stimoli che vadano a convalidare la propria, presunta, superiorità. Due rette destinate a non incontrarsi, o forse a scontrarsi.

Nella meravigliosa riscrittura di Manlio Santanelli, la principale difficoltà incontrata dal drammaturgo napoletano è stata proprio la lingua. Pur rimanendo molto fedele all’opera di G. B. Shaw, utilizza come punto di partenza il cockney, lo strumento espressivo tipico della sottosocietà britannica del XX secolo, non per sostituirlo col dialetto napoletano ma per dar vita ad un sistema di comunicazione più ampio, ricco di ibridazioni di lingua e dialetto, proveniente dai diversi registri linguistici, nonché neologismi, rappresentati da termini quali sportafogliare, paghevole, bagnamento, permittenza. Un italiano, per molti versi, che sorride malizioso e si fa beffa dell’italiano della classe borghese. Così come i protagonisti della rappresentazione che lui chiama Ermete Puoti (Henry Higgins), Vincenzo Maffei (Pickering) e Luisa Diodato (Eliza Doolitle).

Pigmalione è l’elogio della vanità. La vanità che non conosce mezze misure e finisce con l’essere schiacciata da se stessa. Una serata di pioggia, gente in fila fuori ad un teatro alla fine dello spettacolo attende invano l’arrivo di un taxi. Seduta sul ciglio della strada Luisa, fioraia nata nel Lavinaio, vende, con non poco fastidio degli astanti, le sue gerbere. Sudicia, vestita di un abito logoro e stinto suscita un coro unanime stupore con la sua lingua di marciapiede, vajassa ed a tratti incomprensibile. Tra il suo pubblico inconsapevole, si distinguono due gentiluomini, il professor Ermete Puoti, esperto di fonetica in grado di individuare la provenienza delle persone soltanto sentendoli parlare, ed il colonnello Vincenzo Maffei. Entrambi hanno a lungo rincorso la rispettiva fama mossi dal desiderio di poter condividere, tra pari o quasi, il sapere, ed ora casualmente si trovano l’uno al cospetto dell’altro. Puoti ha preso nota del repertorio di bestialità verbali della povera fioraia, che lo scambia per questo motivo per un pissipissi (un informatore), ed individuata come materia da plasmare i due pensano subito come poter trarre vantaggio, per il loro ego, da questo fortunato incontro: una scommessa che possa sottolineare ancora una volta la loro assoluta superiorità, che possa dare linfa vitale alla loro profonda vanità. Trasformare questo cucciolo di vajassa, questo aborto della società, in una duchessa, nella regina di Saba.

Luisa, che nel frattempo ha assistito a tutti gli scambi tra Puoti e Maffei, decide, mossa dalla volontà di continuare a vendere fiori non più all’uscita della galleria ma bensì in un negozio, di diventare commessa quindi, consapevole di essere impossibilitata dalla rozzezza dei modi e delle espressioni a poterlo diventare così com’è, di presentarsi a casa del famoso professore e contrattare, perché lei è paghevole, delle lezioni che le daranno finalmente una possibilità. Il professor Puoti, con i suoi modi rudi e crudeli sintomo di una pienezza che sente giustificata dal fatto di essere un vate nel suo campo, dapprima diffidente, (perché mai mettere la sua scienza al servizio di una bestiolina presuntuosa?) decide di accettare convinto anche dall’amicizia conflittuale col colonnello. L’iniziazione di Luisa è un vero e proprio atto purificatorio volto a lavare via la corazza di sudiciume e volgarità che fino ad allora l’ha caratterizzata. Un bagno, il primo vero bagno della sua vita, maje fatto nu bagnamente e chesta manera, nun è naturale, e l’incendio delle sue vesti. Via, per non lasciare traccia del passato, materia viva da plasmare.

Passano i mesi ed arriva il debutto di Luisa, una festa a villa Pignatelli. Candida nel suo abito bianco chiuso nelle maniche sancisce la definitiva vittoria del Professor Puoti. Tutti gli occhi restano rapiti dal suo comportamento regale, alcuni pensano sia una principessa magiara, altri dicono che parla come la Duse. La scommessa è vinta, Puoti ha vinto. E ora cosa ne sarà di lei? Puoti la considera ormai un oggetto di sua proprietà, Maffei è spalla del suo amico/rivale, Luisa esce dal blocco di marmo e prende coscienza dell’essere stata usata. In questo triangolo si consuma, come sottolinea il regista Benedetto Sicca, una sorta di cortocircuito tra i tic della borghesia ed una sottile tensione sensuale e sessuale nel rapportarsi ad una donna che nella sua evoluzione si scopre essere molto femmina. Una tensione fatta di avvicinamenti repentini e violenti allontanamenti  mossi dalla tensione insita nell’essere umano di amare ed odiare quello che non si riesce pienamente a controllare. Da un lato Puoti, questa sorta di padre putativo che non riesce ad essere padre ma nemmeno uomo, dall’altro Luisa, ora signora ma consapevole di non essere più nulla, nemmeno una fioraia.

La scenografia è ricca di specchi d’acqua, ricorrenti nel corso della rappresentazione, che se da un lato assolvono una funzione purificatrice dall’altro riflettono l’evoluzione in atto, diventando lo specchio perverso delle squisitezze e della vanità borghese. Interessante è anche l’arredamento degli ambienti interni, il salotto di casa Puoti, completamente trasparenti, come l’acqua in tutti i suoi stati di modificazione. Convincenti  e, volutamente, linguisticamente marcati gli attori in scena.

Nel finale, forse troppo veloce rispetto alla lunghezza del primo quadro,  possiamo individuare una ripresa della tradizione classica. La presa di coscienza da parte di Luisa di essere stata e di poter continuare ad essere un oggetto nelle mani di Puoti la spinge ad allontanarsi e nel canto finale d’uscita, Se penso a come strisciavo ai suoi piedi mi prenderei a schiaffi, sancisce il suo potenziale trionfo.

 

Lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile di Napoli.

Pigmalione

di George Bernard Shaw
traduzione Manlio Santanelli
regia Benedetto Sicca
con Gaia Aprea (Luisa, la fioraia), Fabio Cocifoglia (Vincenzo Maffei), Francesca De Nicolais (Filomena e Nepommuck), Gianluca Musiu (Federico Giliberti e Console), Giacinto Palmarini (Gaetano Diodato), Autilia Ranieri (Elide Giliberti), Federica Sandrini (Clara e Moglie del Console), Paolo Serra (Ermete Puoti), Antonella Stefanucci (Giacinta Puoti e Signora Verdiani)

e con gli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli (primo anno)
Armando Alessandro Balletta, Marialuisa Diletta Bosso, Emanuele D’Errico, Katia Girasole, Dario Rea, Francesco Roccasecca

violino Riccardo Zamuner
musiche Chiara Mallozzi
scene Maria Paola Di Francesco
costumi Frédérick Denis, Laurence Hermant
disegno luci Maria Doménech

Teatro San Ferdinando di Napoli

piazza Eduardo De Filippo, 20

081 5524214 – info@teatrostabilenapoli.it

081 5513396 – biglietteria@teatrostabilenapoli.it

Orario spettacoli: 2, 4, 8, 11, 15 e 18 marzo ore 21:00 – 3, 9, 10, 16 e 17 marzo ore 17:00 – 5,  12 e 19 marzo ore 19:00 – 6, 13 e 20 marzo ore 18:00

 

 

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