Othello

othello welles

Francia, Italia, Marocco, USA 1952

Cast: Orson Welles, Micheál MacLiammóir, Robert Coote, Suzanne Cloutier
Durata: 1 h e 31 min.

 

L’Othello di Orson Welles è uno dei suoi film minori, girato senza mezzi di produzione e a tratti, tra il 1948 e il 1951. Sono tanti gli aneddoti che lo accompagnano tra cui quello relativo alla scena dell’omicidio di Cassio: i costumi non erano arrivati poiché non erano stati pagati e Welles decise di spostare la scena in un vecchio bagno turco dotando gli attori di asciugamani. Trovate come queste, dovute a mancanza di mezzi, sono state spesso etichettate dalla critica, nel corso del tempo, come mediocri relegando il film in serie B.

Eppure l’edizione restaurata, resa possibile grazie alla Cineteca Nazionale di Roma e presentata alla Mostra del Cinema di Venezia del 2015, ha conquistato il pubblico ed è stata apprezzata anche in virtù di questi “difetti”. Cos’è cambiato?

Non credo che il vero problema sia stata la produzione stracciona, anche perché vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1952, quanto piuttosto gli sperimentalismi di Welles che, all’epoca, facevano “scandalo”. Non era un’opera destinata al grande pubblico ma, a partire dalle inquadrature di apertura, si presentava come un film teatrale, con inquadrature oblique e un progetto ambizioso ma intrigante. Welles è stato ostacolato al punto che non ha potuto permettersi di registrare il suono in molti luoghi dove ha girato, non ha potuto pagare doppiatori (ha doppiato tutto lui con evidenti problemi di asincrono) e ha dovuto girare il film in due location, Venezia e un porticciolo sulla costa atlantica del Marocco. Il risultato finale è un film strano, visivamente interessante ma non sempre semplice da seguire. Fedele a Shakespeare, Welles ha puntato molto sulle incomprensioni tra i personaggi dirigendo magnificamente una tragedia che non ha eguali.

Questo restauro riporta, finalmente, alla luce un progetto, non solo un film, con audio stereo, dialoghi quasi in sincrono, e la partitura musicale scritta appositamente per il film dal maestro Angelo Francesco Lavagnino. Un recupero fondamentale per ricomporre al meglio un film in parte disperso. Grazie alla povertà dei mezzi, Welles utilizza tutto il suo genio per offrirci inquadrature a campo largo, giochi di luci e ombre, grazie al bianco e nero di Anchise Brizzi, e una riproposizione della tragedia shakesperiana incentrandola soprattutto sul personaggio di Jago.

L’Othello di Welles è un film prodigioso, per certi versi rivoluzionario, che, a modo suo, ha fatto scuola per le sue innovazioni tecniche ma, al contempo, è da ricordare perché propone uno Shakespeare semplice, intimista, cupo, che rinuncia a qualsiasi forma di divismo.

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