Orphans di Dennis Kelly al Teatro Nuovo di Napoli

Orphans

Orphans, testo del pluripremiato drammaturgo di Barnet Dennis Kelly, è andato in scena al Teatro Nuovo di Napoli dal 7 all’11 marzo 2018 per la regia di Tommaso Pitta.

La scena introduce un interno domestico. In un angolo un tavolo con tre sedie. Helen e Danny, in abiti eleganti, cenano e festeggiano una recente scoperta: diventeranno genitori per la seconda volta. Nell’angolo opposto un tappeto, un tavolino di vetro ed un divano ad angolo. Di lato una grande finestra. Questo impianto nei quattro quadri della rappresentazione resterà sostanzialmente immutato ad eccezione della prospettiva offerta al pubblico. Infatti è montato su una grossa pedana girevole che verrà spinta dagli attori in scena, una serie di gesti meccanici uguali a se stessi ed all’insegna del silenzio più totale, offrendo allo sguardo un punto di vista differente di questo spaccato privato fino al ribaltamento finale.

La regia di Pitta si inserisce nell’ambito di questo nucleo centrale con pochissimi interventi: in scena ci sono il testo e gli attori immersi in un flusso comunicativo aberrante che, come la scena, ruota alternando movimenti repentini a ritmi lenti, talvolta addirittura statici. Il fine ultimo di questo incedere è un’analisi approfondita tra le pieghe delle parole e dei sentimenti. Questa tendenza emerge con forza sin dalle prime battute. La storia appare da principio frammentata ed incompleta, i discorsi sono interrotti ed è forte il sentore di un segreto che giace sul fondo, o meglio tanti segreti che di lì a poco, forse, verranno svelati.

Helen (Monica Nappo) e Danny (Paolo Mazzarelli) vengono interrotti dall’irruzione di Liam (Lino Musella), fratello di Helen, durante la cena. Liam appare scosso ed ha la maglia coperta di sangue. Racconta di essersi fermato a soccorrere un ragazzino sul ciglio della strada ma di essere scappato impaurito. Sua sorella e suo cognato non nascondono una certa preoccupazione per ciò che possa esser veramente accaduto a causa di una macchia nel passato di Liam a cui spesso si accenna senza mai svelare del tutto. Poco alla volta il racconto di Liam cambia e scopriamo che il ragazzino che giace sul ciglio della strada è dapprima un ragazzo dai tratti asiatici, un piccolo delinquente, di quelli che rendono poco sicuro il loro quartiere, poi uno dei ragazzi che qualche tempo prima ha accerchiato ed aggredito Danny ed infine, nell’ultimo quadro, viene svelata la verità. Non si tratta di un ragazzo asiatico ma di un uomo islamico di circa trent’anni. Liam lo ha seguito, lo ha aggredito, lo ha portato in un magazzino, lo ha legato ad un tavolo e lo ha torturato. La scoperta sembri non desti particolari reazioni in Helen, alla ricerca di un alibi in grado di scongiurare la galera al fratello e in Danny ormai alla mercé di questo gioco di devastazione.

Nel controverso racconto di Liam emerge con evidenza il tema della paura dell’altro, del diverso. Non a caso tutto quello che esula dalle mura domestiche è vissuto con reticenza da parte dei protagonisti. Ed è su questa base che l’intera storia si snoda. Il timore misto alla violenza e alla diffidenza tratteggia un’immagine complessa e molto attuale della nostra società. Ad avvalorare questo impianto sono le modalità di interazione degli attori: discorsi interrotti, lunghe battute che non giungono ad una vera conclusione, la confusione generata da ricordi mai del tutto svelati e nessun fondamento nell’agire rendono questo triangolo emotivo il luogo in cui si catalizzano le tensioni del nostro tempo.

L’intero impianto, seppure con qualche lungaggine, viene abilmente portato avanti dalla bravura dei tre attori che pienamente a loro agio in queste vesti scomode quanto perverse dimostrando la qualità di un testo che viene sviscerato e liberato dai limiti insiti nell’incapacità di comunicare ed affidato alla totale evasione dalla stessa. Non ci sono incomprensioni ma soltanto una palese volontà di non affrontare e di continuare ad allontanarsi.

 

Orphans
di Dennis Kelly

progetto di Monica Nappo
traduzione Gianmaria Cervo e Francesco Salerno
con Monica Nappo, Paolo Mazzarelli, Lino Musella
luci Mauro Marasà
scene e costumi Barbara Bessi
regia Tommaso Pitta

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