Orchidee (Pippo Delbono)

orchidee

Pippo Delbono porta al Teatro Bellini di Napoli il suo personalissimo Orchidee, uno spettacolo-rito che mette in scena amore e morte, il senso del destino e della tragedia della vita. Attraverso un racconto frammentario, fortemente autoreferenziale, come tutto il suo percorso teatrale, Delbono si avvale di materiali apparentemente diversi tra loro per aprirsi in un flusso di coscienza doloroso, denso, senza limiti, ossessivo e ripetitivo. Una danza di immagini, suoni, corpi imperfetti, che toglie il fiato, che rimarca continuamente una straordinaria volontà di resistere. Delbono, infatti, non rappresenta una realtà, semplicemente non pone una linea di demarcazione tra il suo privato e il palcoscenico. Il suo è un tentativo disperato di mettere in scena un corpo senza organi attraverso un’esplosione testuale e visionaria evocando, negli interstizi dei suoi anarchici quadri scenici, una letteratura del tormento e della sottrazione.

“Orchidee”, ma quasi tutto il teatro delboniano, si rifà incessantemente al concetto di corpo artaudiano, alla volontà di tormentare la materia così com’è per creare degli esseri o meglio una moltitudine di identità ed esperienze. Il palcoscenico, quindi, è il luogo deputato per mostrare, nello stesso tempo e spazio, le differenze e fustigare i costumi di una nazione allo sbando, senza più referenti culturali. Probabilmente il teatro di Delbono ha perso l’urgenza degli esordi ma riesce ancora a raccontare, con un taglio diverso dai classici spettacoli proposti dai teatri italiani, il nostro mondo partendo dalla dimensione privata.

Non bisognerebbe mai smettere di ricercare la bellezza, di declinare il desiderio, e Delbono ci insegna, senza voler essere un maestro, che tutto questo è possibile solo attraverso il legame con la poesia e percorrendo una strada non battuta dagli altri, lontana dalla demenza della politica di oggi, dagli ideali rivoluzionari megafonati per strada, dall’amore ridotto ad aforismi da Baci Perugina. Il pubblico, segnatamente gli abbonati del turno A, ha bisogno di spettacoli consolatori – ed ecco Nelson, uno degli attori della compagnia di Delbono, tra le poltrone della platea, intento a distribuire pasticcini – e vuole divertirsi dimenticando tout court la funzione primaria del Teatro.

Orchidee di Pippo Delbono, probabilmente, è il punto d’arrivo – o uno dei punti d’arrivo – del teatro mortale proposto dall’artista ligure, che amplifica l’0rrore e il dolore del nostro tempo attraverso filmati, testi e scene d’impatto visionario per restituire una tragedia contemporanea decostruita, anarchica e patetica che arriva dritta al cuore e allo stomaco dello spettatore. E solo la poesia può far funzionare tutto questo attraverso un rapporto intimo e reciproco.

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