Nuovo teatro made in Italy: un progetto cartaceo con un archivio sul web

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Nuovo teatro made in Italy è un libro, edito da Bulzoni, ideato da Valentina Valentini studiosa del teatro del Novecento e delle sue problematiche, sul teatro italiano dal 1963 al 2013 che ha nel sito il suo archivio digitale.

Un libro pensato per le nuove generazioni, che racconta l’Italia teatrale in un flusso narrativo diviso in otto capitoli, di cui cinque storici e tre tematici. Ci sono, inoltre, approfondimenti e focus a cura di Anna Barsotti, Donatella Orecchia e Cristina Grazioli sull’Attore nel Nuovo Teatro, sull’attore-autore e sul senso della luce come dispositivo drammaturgico.

Per “Nuovo Teatro” si intende un termine che indica una distanza dal teatro convenzionale, stabile adottato dalla Valentini da Franco Quadri, con il quale definiva la continuità tra le varie forme di teatro off. A questo unisce l’espressione “made in Italy” proprio come un marchio di qualità, di riconoscibilità. Il libro è stato realizzato grazie al supporto di studenti e dottorandi e all’attenzione di artisti, come Kounellis, che hanno donato le proprie opere per far nascere questo lavoro.

Si parte dagli anni ‘60, un periodo in cui il teatro si è diffuso in un contesto politico molto particolare sfruttando diverse sinergie con la musica e le arti visive, per arrivare al secondo decennio del Duemila con un’avanguardia ben diversa, che sostituisce le cantine con i teatri occupati e le assemblee con i social network. Tanti i protagonisti che percepiscono il cambiamento, come Leo De Berardinis e Carmelo Bene, per lavorare a una nuova forma teatrale che, ancora oggi, trova un suo riferimento in Roberto Latini.

Giancarlo Cauteruccio, con l’Eneide di Krypton del 1983, ripensa la scena, il teatro diventa opera d’arte e inaugura un nuovo scenario. Si afferma un nuovo linguaggio che si arricchisce e si amplia negli anni ‘90 con gruppi come Societas Raffaello Sanzio, Teatro Valdoca e Motus. D’altro canto, però, c’è il teatro di narrazione, quello di Marco Paolini e Ascanio Celestini, che sente il bisogno di raccontare fatti di cronaca e di politica irrisolti.

Il teatro degli anni Zero, invece, la “Terza Avanguardia”, si basa sul divenire attraverso un formato flessibile, multidisciplinare, come accade nel teatro di William Kentridge, e allarga ulteriormente i suoi codici espressivi a discapito, però, di una coesione tra i vari gruppi teatrali.

Difficile condensare in poche righe il lavoro della Valentini che ha catturato un percorso storico preciso fissandolo su carta con un linguaggio immediato, scorrevole, rivolto soprattutto ai non addetti ai lavori. Una mappatura con qualche grande assenza anche se, stando alle parole della studiosa, il testo non vuole essere un archivio. In ogni modo, il sito ufficiale del libro sarà sempre aggiornato e costituisce un utile corredo del saggio.

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