Notturno indiano di Tabucchi, l’onirico cammino verso se stessi

Risultati immagini per notturno indiano tabucchi

Prendete la scena iniziale de Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson, con Adrien Brody che corre verso il treno e lo prende al volo come se ne andasse della sua vita. Sta andando in India con i suoi fratelli. Sono tre, non si parlano da un secoli, ma questo viaggio è per loro una necessità, un modo per ritrovare la propria identità o forse scoprirla per la prima volta.

Il protagonista di Notturno indiano di Antonio Tabucchi ha la stessa fretta delirante, lo stesso bisogno imposto di compiere quel tragitto. È un romanzo brevissimo, più simile a un racconto, un resoconto di viaggio esteriore e interiore. Del resto l’India da sempre è riconosciuta come una delle maggiori mete spirituali, un posto in cui ritrovare quel che si è perduto. Il narratore portoghese di questa storia ha perso un amico: Xavier. Un amico, o forse appena un conoscente. Forse una persona che conosceva fin troppo tempo fa, come in un’altra vita.

Notturno indiano è un libro fotografico, per certi versi. Ogni capitolo, una cartolina che racchiude una porzione di spazio ma lascia fuori tutto il resto.

Scrive Tabucchi: “Questo libro, oltre che un’insonnia, è un viaggio. L’insonnia appartiene a chi ha scritto il libro, il viaggio a chi lo fece. Tuttavia, dato che anche a me è capitato  di percorrere gli stessi luoghi che il protagonista di questa vicenda ha percorso, mi è parso opportuno fornire di essi un breve indice. Non so bene se a ciò ha contribuito l’illusione che un repertorio topografico, con la forza che il reale possiede, potesse dare luce a questo Notturno in cui si cerca un’ Ombra; oppure l’irragionevole congettura che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida.”

Quella di Notturno Indiano è un’India stanca e magica, a tratti irreale. Vi s’incontrano ombre del passato, ragazzini storpi e indovini, mendicanti, società teosofiche. Ci si muove tra Bombay e Madras. Cioè Mumbai e Chennai, che nel libro di Tabucchi conservano i loro nomi antichi. È un itinerario che non necessita di date, perché potrebbe essere compiuto da chiunque e in qualsiasi momento. Tutto è immerso in un mistero che sarebbe folle svelare. I posti sono quelli che non vengono mai ritratti nelle fotografie. Gli ospedali, le camere d’albergo in periferia, la strada e i pullman fermi per più di ottanta minuti.

Il protagonista cerca Xavier in modo assurdo. Cambia albergo ogni notte. Dialoga. Procede. Sembra avere in mano un pugno di mosche, eppure ha idee stranamente chiare e una strada stranamente diritta da seguire. Sa quello che fa. Ha una guida a cui si affida ciecamente: il titolo è India, a travel survival kit. L’ha acquistata a Londra. Ciò che dice la guida, lui fa. La guida fornisce informazioni bizzarre, superficiali e superflue. Proprio per questo è così importante.

Il cammino si fa sempre più onirico. Gli incroci si susseguono. Gente che si porta appresso il suo corpo come un armadio. Incontri che forse non portano da nessuna parte. Proprio per questo sono così importanti.

E poi il viaggio finisce. Certo, bisogna vedere che cosa s’intende per fine.

Il viaggio finisce solo e soltanto se è vero che noi tutti non facciamo altro che cercare un luogo in cui poter smettere finalmente di cercare. Un luogo in cui trovare Xavier, chiunque sia.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Notice: Undefined variable: font_family in /home/mhd-01/www.armadillofurioso.it/htdocs/wp-content/plugins/gdpr-cookie-compliance/moove-modules.php on line 282