Naif.Super di Erlend Loe, crisi esistenziali ed elenchi

 

Cose che ho imparato leggendo Naif.Super di Erlend Loe:

  • Si possono scrivere liste su più o meno qualsiasi argomento, e farlo è liberatorio e aiuta a riordinare la propria vita – o, almeno, regala l’illusione di poterci riuscire. Elenchi di cose che rendevano felici un tempo (ad esempio, andare in ascensore), elenchi di cose che rendono felici ora (un esercizio decisamente più complesso), elenchi di cose viste in giro per la città, elenchi di animali incontrati nella vita.
  • Prendete un Holden Caulfield di venticinque anni, norvegese, ancora più ironico e confuso, e probabilmente ancora più silenziosamente disperato, e avrete il protagonista di Naif.Super.
  • Una scrittura più che semplice, elementare (naif, appunto), può nascondere e nasconde una storia di paure e crisi violentissime e terribili. E di incredibile dolcezza.
  • In cima a un grattacielo il tempo scorre in maniera leggermente diversa.
  • Iperborea, mannaggia, non ne sbaglia una.
  • Sono quasi certa, a dire il vero, di non essere la prima persona a scrivere una recensione di Naif.Super in forma di elenco, e non sono sicura che sia possibile farlo in altro modo.
  • Anybody who rides a bike is a friend of mine.
  • Sarebbe bello avere la certezza, o se non altro la speranza, che tutto quadra, che il mondo è buono, che qualcosa significa qualcosa.
  • L’autoironia resta l’arma più forte di chi non ha più speranze.
  • È possibile commuoversi profondamente davanti alla descrizione di un ragazzo che tira una palla contro il muro o che batte il martello per ore su uno di quei banchi da lavoro da falegname che si regalano ai bambini.
  • Non si dovrebbe mai smettere di correre. Si rischia di perdere la voglia di farlo.
  • Si può iniziare un romanzo così: “Ho due amici. Uno buono e uno cattivo. E poi ho mio fratello. Magari non è simpatico come me, ma è OK.”
  • Nel 1996 si mandavano tanti fax. Ma proprio tanti, tanti, tanti fax.
  • Bisognerebbe sempre mantenere lo stesso obliquo stupore per il mondo.
  • I bambini, per quanto sia banale dirlo, sono forse i soli a riuscirci.
  • I viaggi possono sul serio cambiare un’esistenza, e non è una frase fatta.
  • Si può essere ossessionati dal tempo, al punto che non si riesce più a dormire e si ha paura a stare soli. E poi, all’improvviso, rassegnarsi all’idea degli anni che scorrono, senza tristezza.
  • Ogni tanto ci si può divertire anche con un umorismo infantile e inutilmente volgare, si può entrare in una biblioteca a cercare parole sconce e parolacce in mezzo ai nomi degli autori. E ridere di gusto.
  • “Maledetti buddisti. Credono di essere così maledettamente furbi”.
  • A New York, un giorno, un uomo di colore ha chiamato la sua bicicletta “bitch”.
  • È possibile scrivere di attimi irripetibili, come quello che fa apparire l’immagine di una ragazza sulla polaroid scattata non appena la persona reale sparisce dallo sguardo.
  • L’unica cosa che può davvero salvare è il gioco. Assieme a esso, forse, un po’ d’amore, e la certezza che alla fine andrà tutto bene.
  • “E mentre comincia ad albeggiare, me ne sto lì a pensare che in fondo non sono poi così male e chi se ne importa dello spazio e del tempo e di tutto quanto.” 

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