MusellaMazzarelli: non esiste nessuna crisi generazionale in Italia

musellamazzarelli

MusellaMazzarelli è una compagnia fondata da Lino Musella e Paolo Mazzarelli e il loro lavoro è basato sulla condivisione di ogni passaggio del processo artistico, a partire dall’ideazione e dalla scrittura di uno spettacolo fino ad arrivare all’interpretazione. Hanno vinto il premio In-Box nel 2010 con “Figlidiunbruttodio”, il premio della critica nel 2014 per “La società” e “Le maschere del teatro” a Lino Musella come miglior attore emergente.

Il loro ultimo lavoro, Strategie Fatali, un omaggio al saggio di Jean Baudrillard, è un lavoro divertente e ben congegnato che pone una riflessione importante sul senso del teatro oggi.

 

1) Se volessimo cominciare un’analisi della situazione di crisi culturale del teatro italiano, da quali segnali dovremmo partire? Secondo te/voi, la crisi del teatro potrebbe essere la diretta conseguenza di una crisi generazionale, d’identità e di opportunità? Quali sono i tempi e modi del suo sviluppo?

Non esiste nessuna crisi generazionale in Italia, anzi esiste una generazione di teatranti (quelli che stanno fra i 35 e i 50 anni) che resiste ostinatamente e combatte ferocemente contro quello che sembra essere il suo inevitabile destino, ovvero l’estinzione. La crisi è generale, ed è di tutto il sistema culturale, in Italia e non solo, ma in Italia in particolare. Siamo un paese in cui l’idea stessa di cultura è stata uccisa. Cultura è ormai solo una parola, un’idea per cui ancora si batte una piccola minoranza di persone. Nel vuoto. Senza l’aiuto di nessuno. Senza l’interesse di nessuno. Questo è quanto. Si è cominciato 30 anni fa a distruggere, e ora, dopo 30 anni, siamo al deserto. Se ci fate caso, l’80% di quelli che sopravvivono, nel teatro italiano, vivono ancora dei resti di un sistema che fu (quel sistema che ha iniziato a crollare negli anni 90), oppure sono direttamente figli di qualcuno che di quel sistema era parte. Gli altri, quelli che fanno teatro da soli, senza l’aiuto di nessuno, e che riescono a farlo vivendoci, si contano ormai sulle dita di poche mani, e sono eroici. La nostra generazione è quella che ha vissuto l’inizio del disastro, lo ha attraversato tutto, e non ne è ancora uscita. Chi di noi è ancora vivo e lavora, però, ha una scorza d’acciaio.

2) Si può affermare che la crisi del teatro possa dipendere anche da una mancanza di idee teatrali forti?

Probabilmente le idee ci sarebbero, ma non c’è un terreno fertile su cui le idee possano crescere. Non c’è un’industria, non c’è un sistema culturale sano. Le idee, anche quando ci sono, non interessano a nessuno, non sono sostenute, aiutate, spesso neanche notate da nessuno. Emma Dante è stata forse l’ultima “idea forte” ad essere salvata prima del buio, che negli ultimi 15 anni si è fatto via via totale. Dopo di che, tutte le idee, più o meno forti, non hanno trovato lo spazio per arrivare ad esprimersi in maniera efficace al grande pubblico, e sono rimaste, nel migliore dei casi, in una piccola nicchia di sopravvivenza.

3) Qual è la funzione sociale del teatro oggi? Quali necessità soddisfa?

La funzione del teatro, oggi, è esattamente la stessa funzione che il teatro ha sempre avuto. Quella cioè di fare da specchio alla realtà. Il teatro è uno specchio in cui la realtà mostra le proprie bellezze e i propri orrori, e, se è fatto bene, mette in moto nel reale un (benché minimo) processo di metamorfosi, possibilmente migliorativa. Quello che è diverso rispetto al passato è che il mondo cambia ad una velocità sconvolgente, e starci dietro, con una narrazione teatrale adeguata, è impresa quasi impossibile. Non di meno questa resta la funzione del teatro: fare da specchio al reale, raccontandone e mettendone in mostra la continua -folle- evoluzione.

4) Si può credere a un rinnovamento del teatro o siamo in attesa di un modello culturale che possa scuotere le coscienze?

È probabile che sarà la Storia, a questo punto, a “scuotere le coscienze”. Tutto lascia pensare che siamo alle porte di un CRACK epocale, che non avrà nulla a che fare col teatro o la cultura, ma che inevitabilmente ne rifonderà il senso.

5) Lo Stato sostiene il teatro in Italia? Se sì, ne beneficiano tutti?

Tutti? Tutti chi? Lo Stato sostiene il teatro, è innegabile, ma lo sostiene molto poco e molto male. Del resto, è difficile dire quale sarebbe la soluzione. Il problema è generale, come detto, e non solo del teatro, che essendo però arte povera sente la crisi in modo particolare.

6) Le due misure più estreme ed urgenti da mettere in atto, secondo te/voi.

Non ci sono due misure che sarebbero utili, da sole. Servirebbe un processo di cambiamento radicale attorno a tutto ciò che è cultura, un processo che inizi ora e non si arresti almeno per qualche decennio. Ma, come detto, è ormai più probabile che sia la Storia a rifondare il teatro, e non viceversa.

7) Ha ancora senso mettere in scena i classici? O andrebbero “tolti di scena”? Quanto influisce la scelta politica di un direttore artistico?

Certo che ha senso mettere in scena i classici. Ci deve essere spazio per i classici e per la drammaturgia contemporanea, per la sperimentazione, la ricerca artistica, e per un teatro che sia anche più vicino all’intrattenimento. Quello che conta è la qualità e l’onestà di un lavoro. Il buon teatro è trasversale, come quello cattivo.

8) Si può parlare di “dittatura teatrale” nel mondo delle arti in scena? Se sì, perché?

Dittatura teatrale? Rispetto a chi? A cosa? A questa domanda non sappiamo rispondere. Andiamo in punizione dietro la lavagna.

9)È possibile un “teatro della crisi” in cui artisti, spettatori e critica trovino un punto in comune?

Forse è possibile, ma non è che l’idea sia particolarmente eccitante. Anche perché, forse, non è molto distante da quello che stiamo vivendo…

10) Quant’è importante lo spettatore a teatro? Quanto è necessario investire nella formazione di un pubblico consapevole?

Lo spettatore è fondamentale! Ma se non ci sono i soldi per pagare gli attori, figuriamoci per formare il pubblico…ad oggi la miglior formazione che possiamo offrire, il miglior contributo, è quello di far di tutto per offrire allo spettatore spettacoli necessari, onesti, sorprendenti. Nonostante tutto.

Prima di salutarvi, ringraziandovi per la collaborazione, vi chiediamo un’ultima riflessione: qual è la tua/vostra missione teatrale? Come immaginate la situazione culturale e teatrale italiana nei prossimi cinque anni?

Il teatro è la strada che abbiamo scelto per cercare di migliorarci, di crescere come esseri umani prima ancora che come “artisti”, per entrare in contatto con idee, parole, persone nuove e sorprendenti. Questo, è auspicabile che non cambi. Per il resto, fare previsioni ad oggi è roba da maghi, e noi non lo siamo purtroppo.

 

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