Miseria e nobiltà al San Ferdinando

mg_0844Il Teatro Stabile di Napoli ripropone -in una sua produzione- Miseria e Nobiltà, un grande classico della tradizione partenopea, che va in scena fin dal 1888, senza smettere di essere apprezzato da chi lo vede. Di nuovo il pubblico napoletano dello Stabile si trova -dopo il riuscitissimo Natale in Casa Cupiello di Latella- di fronte all’annosa questione del rifacimento teatrale -questa volta con la regia di Arturo Cirillo- di un testo molto conosciuto, soprattutto nella versione cinematografica con Totò (1954).

Miseria e nobiltà

Il tema della fame la fa da padrone. Per chi non lo sapesse, Miseria e Nobiltà è la storia di Felice Sciosciammoca e Pasquale il salassatore che, trovandosi in ristrettezze economiche, aiutano il marchesino Eugenio, innamorato della ballerina Gemma. Questa è figlia di un cuoco (la sua casa, infatti, è resa in scena come un’enorme cucina) che pretende l’approvazione della famiglia del giovane nobile prima di concedergli la mano della figlia. Per far sì che questo accada Eugenio chiede a Pasquale e Felice di interpretare, insieme alle loro famiglie, i suoi nobili parenti. Naturalmente la menzogna messa in atto non andrà come previsto e, secondo la migliore tradizione della commedia degli equivoci, il finale sarà ricco di fraintendimenti e colpi di scena.

La messa in scena di Cirillo si distingue dalle precedenti per le molto ben riuscite scene di Dario Gessati, che aiutano lo spettatore a comprendere bene gli spazi e le sostanziali differenze tra i due momenti della storia, nonostante la scelta di Cirillo di rendere la commedia un atto unico. Si chiarisce, così, la distanza tra la Miseria, che caratterizza la prima parte dello spettacolo, e la (finta) Nobiltà messa in scena nella seconda.

L’unico neo sembra essere, dunque, nelle interpretazioni degli attori non campani, dato il poco equilibrio complessivo che risulta dalla vicinanza tra chi padroneggia il napoletano e chi fa fatica a risultare credibile. Poteva essere una dimostrazione di come non serva un perfetto accento napoletano per rendere al meglio una commedia scritta per attori napoletani, ma non lo è stato.

Esperimenti del genere hanno comunque il merito di portare a teatro pilastri della nostra tradizione e di far riflettere sull’importanza dei classici nel teatro attuale, sulle possibilità e sui modi di offrirli al pubblico contemporaneo, sperando di avvicinare i più giovani ad un patrimonio che rischia di essere dimenticato.

Teatro San Ferdinando
Dal 21 dicembre all’8 gennaio

MISERIA E NOBILTÀ
di Eduardo Scarpetta
regia Arturo Cirillo

con Tonino Taiuti, Milvia Marigliano, Giovanni Ludeno, Sabrina Scuccimarra, Arturo Cirillo, Rosario Giglio, Gino De Luca, Giorgia Coco, Valentina Curatoli, Viviana Cangiano, Christian Giroso, Roberto Capasso, Emanuele D’Errico

scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Mario Loprevite
musiche Francesco De Melis

regista collaboratore Roberto Capasso
assistente alla regia Mario Scandale
assistente ai costumi Gianmaria Sposito
direttore di scena Silvio Ruocco
elettricista Fulvio Mascolo
macchinista Fabio Barra
fonico Salvatore Addeo
sarta Francesca Colica
attrezzisti Mauro Rea, Marco Di Napoli
foto di scena Marco Ghidelli

musiche eseguite da Francesco De Melis (chitarra classica)
Lorenzo Masini (chitarra acustica) Simone Mercuri (armonica a bocca)
Orlando Trotta Paik (voce e percussioni) Vasco Maria Livio (sound design)

produzione Teatro Stabile di Napoli

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