Maryam, Teatro delle Albe mette in scena la figura di Maria

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Maryam, l’ultimo lavoro di Teatro delle Albe, racconta la figura di Maria, figura centrale sia nel Corano che nella cultura islamica, ma pone soprattutto al centro dell’intenso testo di Luca Doninelli tre donne palestinesi che rivolgono alla madre di Cristo tre preghiere di vendetta per aver perduto il proprio figlio.

In un’epoca dove il dialogo interreligioso non esiste, l’idea di messa in scena di Ermanna Montanari e Marco Martinelli genera un turbinio di emozioni e suspense anche nello spettatore ateo, disinteressato alla questione religiosa, perché risveglia i sensi dell’anima con storie concrete e realistiche. La Maria di Doninelli, infatti, è umana, troppo umana (“non ho ancora perdonato Dio per mio figlio”) ma è anche una figura di grande saggezza, capace di guidare l’uomo nel suo percorso spirituale e di vita.

Maryam, infatti, è un modello di vita e di pazienza e accoglie le preci delle tre donne modestamente, pur senza promettere un miracolo. Nel Sacro Corano, infatti, esiste una sura dedicata a Maryam e, spesso, nel testo sacro il suo nome è preceduto da quello di suo figlio, Issa. Particolarità, questa, che rompe una regola delle società semitiche dove il nome del figlio è sempre attaccato a quello del padre. Maryam è mediatrice di tutte le grazie chieste dalle madri perché ha vissuto, in primis, il dolore della perdita. Inoltre, è l’unica figura religiosa che può permettere un vero e proprio dialogo e una riconciliazione tra cattolici e musulmani.

Eppure quando, alla fine, l’apparizione di Maryam svela che è impossibile una grazia concessa attraverso una richiesta di vendetta, si comprende che Maryam chiede ai fedeli di sottomettersi fiduciosamente a Dio così come lei ha fatto.

Ermanna Montanari è come sempre straordinaria nel riempire e colorare, con la sua voce, uno spazio e la sua performance va oltre l’esercizio di stile per affermarsi come potente momento rituale.

 

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