Mark Lanegan live a Pistoia, il ricordo di un concerto

mark lanegan

Il suono del whiskey, voce e chitarra, al Pistoia Blues Festival che scava dentro e penetra nell’essenza dell’anima. Le storie di Mark Lanegan sono ritratti penetranti imbevuti di malessere, di disperazione, autentiche poesie piene di fascino che, così proposte, mostrano il loro scheletro.

Si presenta sul palco col fido Jeff Fielder alla chitarra elettrica e regala un set di un’ora e venti di rara intensità. La sua figura algida sul palco, monolitica, magnetica, catalizza lo sguardo, non intrattiene il suo pubblico ma semplicemente ringrazia alla fine di ogni pezzo. Ci sono solo la sua voce, nuda e potente, e i suoi brani. L’unica cosa da fare è abbandonarsi e affidarsi completamente alla magnifica scaletta proposta, tra canzoni sue e rilucenti cover. Si parte con Judgement Time e poi si prosegue con due pezzi da novanta, Cherry Tree Carol e One Way Street. Nerovestito su uno sfondo blu che sembra essere uscito da un lavoro di Bob Wilson, Lanegan presenta il suo blues distorto, funereo, dominato dalle varie gradazioni cromatiche della sua voce. Può giocare a fare l’anti-crooner sfoderando pezzi intensi come You only live twice o regalando interpretazioni sublimi e memorabili come in Autumn Leaves ma, al contempo, dimostra di essere uno dei più grandi interpreti del cantautorato americano con la sua personalissima versione di On Jesus’ Program che ipnotizza letteralmente la sala. Non concede nulla al sentimentalismo, affonda la lama del coltello dritto al cuore, senza pensarci due volte. Il risultato è un concerto unico, senza falle, lancinante. La chitarra lo segue tratteggiando delle linee essenziali, senza strafare, fino a straripare in una Halo of Ashes, cover dei suoi Screaming Trees, imponente, dove la tecnica di Fielder viene fuori prepotentemente.

Lanegan è un folle fatalista, un Nick Cave meno contenuto, il tenero abbraccio mortale, un uomo che custodisce un segreto che tutti noi conosciamo. Le sue canzoni sono diamanti fragili, ballate evanescenti e sublimi che entrano direttamente nel sangue. Il live che propone è imperdibile perché non smette mai di risuonare dentro. E se volete fare i conti con le vostre notti insonni, con le vostre malinconie, con i vostri pensieri più profondi, è a lui che dovete rivolgervi. Almeno una volta nella vostra vita.

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