Lucenti di Uduvicio Atanagi+AkaB

Chi è Uduvicio Atanagi? Bella domanda. Si sa di lui che ha scritto della fantascienza, che è presente in alcune antologie, che ha un blog interessante e seguito dal nome che parodia in salsa sci-fi il più noto film del compianto maestro dell’animazione Isao Takahata. Ma chi è, questo i lettori non lo sanno. Di certo è uno scrittore dai molteplici pseudonimi che vale la pena seguire.

Si sa che questo è probabilmente il suo terzo romanzo, e che potrebbe essere definito al contempo come un horror, una favola grottesca, un bildungsroman.

AkaB, invece, è noto agli appassionati di fumetto e illustrazione per le sue storie inquietanti, profonde, surreali. I suoi disegni magnifici. Il suo nome, ogni volta che glielo si chiede, ha un significato diverso.

Ed ecco che quando unisci due simili talenti viene fuori per la notevole collana di narrativa di Eris Edizioni (Progetto Stigma – qui l’articolo di presentazione del progetto, che abbiamo seguito dal suo esordio, sul nostro blog), “Lucenti”, libretto rettangolare e minuscolo dal contenuto tutt’altro che minimo.

La storia è quella de i Lucenti, famiglia della campagna toscana in qualche modo destinata a tornare lì, a casa. Ed è la storia di Mino e Lucio, ragazzi di pozze di fango e boschi. “Lucenti” è una riflessione sulle proprie radici, e sul destino che ad esse lega. Si può davvero cambiare terra? O siamo destinati, sempre, a portarcela nel sangue e a farvi ritorno?

Le frasi di Atanagi sono come coltelli, che trafiggono la pelle e la bruciano. Il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile, come quello tra carne e anima. Siamo a un passo dal 2000, il periodo in cui le cose sembrano più incerte.

È una storia di paesi, cascine, campagne. AkaB accompagna la narrazione con le sue tavole oniriche in bianco e nero (perlopiù grigio e nero) di creature deformate alla Francis Bacon, di casolari abbandonati e luci e ombre fangose.

“Lucenti” è una storia di ricordi e sapori lontani. Di addii e scoperte, primi amori e piscine.

“C’è un buio immenso, un buio gigantesco che si è divorato anche il buio, un grido lontano, sembra un canto, arriva crescendo in una lentezza veloce, come un impatto.

Sulla terra nera si muovono delle figure enormi, le loro bocche sembrano venute male, brandelli di carne ciondolano legando le labbra come una ferita che si rimargina, i giganti lanciano grida disperate e sommesse, una specie di lamento cosmico, una tristezza insopportabile che è troppo pesante anche per loro così immensi, così forti, i loro enormi piedi fanno tremare la terra in tonfi sommessi che riverberano nel buio assoluto.”

Non si sa chi sia, questo Uduvicio Atanagi. Ma è una persona che sa scrivere. E bene. In modo originale, sperimentale, coraggioso – qualità che forse stanno lentamente tornando nel panorama letterario del nostro Paese.

Eris Edizioni, come sempre, riesce a scovare talenti che vale la pena scoprire. Questo libro ne è l’ennesima conferma.

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