Liturgia Zero

liturgia zero

Liturgia Zero è un lavoro di Valery Fokin ispirato a Il giocatore, uno dei romanzi più conosciuti di Dostoevskij, andato in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 17 novembre 2015 e promosso dal Teatro Stabile. Prodotto da Teatro Alexandrinsky, è un gesto d’amore per lo scrittore russo dovuto dato che la giovinezza di Dostoevskij è legata a questo teatro. Valery Fokin ha trattato il tema del gioco d’azzardo ponendo, al centro della scena, una roulette dove le pedine sono gli uomini, schiavizzati dagli ingranaggi del gioco d’azzardo fino ad essere completamente disintegrati nella loro persona.
Liturgia Zero parte proprio dall’idea di uno dei testi più autobiografici di Dostoevskij per ricreare una dimensione attuale riscrivendo il testo in funzione di una messa in scena fatta di immagini. Valery Fokin non è nuovo a questo tipo di lavoro: ha già messo in scena alcuni testi di Lev Tolstoj, l’Amleto di Shakespeare nel 2011 e Gogol vestendoli con abiti moderni. Eppure non è solo questo che rende attuale un testo ma anche una regia frizzante e una scelta drammaturgica originale.

Invece gli stilemi sono più che classici, quasi obsoleti: il protagonista è conteso tra due passioni terrene, l’amore e il gioco. Impetuoso e, al contempo, semplice e bonario, è completamente innamorato di Polina e, per compiacerla, prende in giro una personalità importante, il Barone, senza considerare le conseguenze delle sue azioni. Il protagonista viene manipolato continuamente sia dal gioco d’azzardo che da una donna e, nonostante la sua posizione, non riesce ad avanzare di carriera. Il gioco d’azzardo, quindi, avviene sia tra le persone che al tavolo da gioco, un gioco “lucido e scaltro”, per citare un bellissimo pezzo di Paolo Conte, tra persone che godono, amano e perdono dove l’ombra del casinò si proietta fin dentro le loro case.

Fokin, infatti, non distingue tra casinò e abitazione privata: il suo è un gioco multidimensionale dove ogni oggetto di scena è funzionale. Le poltrone in vimini si muovono anche sul tavolo da roulette e servono anche per spostarsi, il croupier canta i numeri con tono da soprano e una band suona la gioia e la sconfitta.

L’approccio di Fokin è conservatore, non punta sullo zero, come fa, invece, la nonna di Polina al suo primo approccio con la roulette, e investe molto poco. Non perde e non vince. La sua satira sui vizi dell’uomo e il desiderio di possesso è fredda e distaccata ma, alla fine, si applaude per la buona prova attoriale.

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