Lettera a D., Storia di un amore di André Gorz

lettera a d

“Mon amour, mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour, de l’aube claire jusqu’à la fin du jour je t’aime encore, tu sais, je t’aime.”
Così canta ne La chanson des vieux amants (La canzone dei vecchi amanti) Jacques Brel, uno dei più grandi cantautori di lingua francese di sempre. Mio amore. Mio dolce, mio tenero, mio meraviglioso amore. Dall’alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora, sai, ti amo.
E chi può capire queste parole meglio di due persone che vivono assieme da cinquantotto anni?
Lettera a D. (sottotitolo: Storia di un amore) di André Gorz, edito in Italia da Sellerio, racconta la loro storia. È un’autobiografia, un’ode intensa e delicatissima. Il racconto di un amore lungo una vita.
Gorz è stato un filosofo e giornalista francese. Il suo vero nome era Gerhard Hirsch ed era un ebreo nato a Vienna. Si definiva ironicamente un austrian jew squattrinato.
D., invece, era Dorine Keir, la donna che amava e che ha amato per sempre senza mai capire perché avesse scelto proprio lui. D. era inglese di nascita, colta e solare.
Si suicidarono assieme – Dorine gravemente malata – il 22 settembre 2007 nella loro casa a Vosnon, in Francia. Pur di non separarsi, di non esistere l’uno senza l’altra, scelsero di porre fine contemporaneamente alla loro vita. Il caso divenne presto noto in tutto il mondo.
La lettera inizia così.
“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.”
La loro è una storia intensa che cambia mentre loro cambiano. Un patto che si trasforma con gli anni. La promessa immortale di costruire in due un mondo protetto e protettore.
Quando s’incontrano è un colpo di fulmine. Così sembra. Sono diversi, forse, ma entrambi riconoscono nell’altro le stesse ferite. Le stesse mancanze. Si uniscono non per ciò che hanno, ma per ciò che non hanno. E che forse possono provare a donarsi a vicenda.
Lettera a D., però, non è solo la storia di un amore. È anche una lettera di scuse. Un pentimento.
La resa dei conti.
André capisce di aver inconsciamente evitato per anni di parlare di lei (della vera lei, almeno) nei propri scritti. Come se parlare d’amore rendesse lui, importante intellettuale, meno credibile, meno serio. Soltanto le storie travagliate meritano il rispetto degli altri. Un amore normale, invece, non interessa a nessuno. In un certo senso, va giustificato. Bisogna scusarsi con il pubblico se non si soffre, non si piange, non ci si strugge.
Per anni André ha pensato di più al suo lavoro, alla sua inadeguatezza, alla mancanza di denaro. Ha cercato per tutta la vita di non esistere e ha poi capito di aver imparato invece a farlo grazie a lei. Ha imparato da D. che la banalità dell’amore non è una colpa. E ora – forse non è ancora troppo tardi – la ringrazia con una lettera per tutto quello che, senza che lui neppure se ne accorgesse, lei gli stava dando. La sua stessa vita. La sua forza. Il suo tempo. La sua attenzione.
Lui scriveva e lei gli diceva: se la tua vita è scrivere, devi scrivere. Mai una volta che l’abbia interrotto. Lo reclamava, ma senza insistenza.
E lui la ammirava come non ammirava nessun altro. Ammirava la sua intelligenza, la sua forza, la sua spontaneità.
Per cinquantotto anni, si sono rispettati. E in una relazione non esiste probabilmente cosa più importante.
“Con te ho capito che il piacere non è qualcosa che si prende o che si dà. C’è un modo di darsi e di invocare il donarsi dell’altro. Noi ci siamo interamente dati l’uno all’altra.”
Lettera a D. è la storia di un sentimento che plasma e da cui si è plasmati. Un sentimento grazie al quale si può osservare e comprendere l’intera esistenza. Perché trascorsa insieme. Se fosse possibile, sarebbe bello trascorrerne insieme anche una seconda.
André ha ottantatré anni. Spia il respiro di D., sfiora la sua mano.
Raramente è stata scritta una lettera tanto commovente e onesta sull’amore.

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