Le voci di dentro (Toni Servillo)

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Le voci di dentro
Di Eduardo De Filippo
Regia di Toni Servillo
Nella foto da sx Peppe Servillo (Carlo Saporito), Toni Servillo (Alberto Saporito)
Foto di Fabio Esposito
una coproduzione Piccolo Teatro, Teatro di Roma, Teatri Uniti in collaborazione con Théâtre du Gymnase Marseille

Eduardo De Filippo torna a casa sua, al Teatro San Ferdinando, il giorno del trentennale della sua morte. Toni Servillo lo riporta in vita con “Le voci di dentro” e lo fa con una regia molto rigorosa e una messa in scena essenziale, quasi tutta sul bianco. Servillo non ha intenzione di stravolgere Eduardo, già nostro contemporaneo, ma di mettere in luce la sua classicità anche a costo di renderlo più radicale. Testo poco frequentato al teatro, è probabilmente una delle commedie più pessimistiche e amare di De Filippo sulla miseria umana.

Alberto Saporito, interpretato da Toni Servillo, sogna l’arresto della famiglia Cimmaruta per l’omicidio di Aniello Amitrano. Alberto, però, la mattina successiva, non sa se ha sognato o se davvero ha assistito al delitto e corre, quindi, a denunciare la famiglia seguito da suo fratello Carlo, caratterizzato da un perfetto Peppe Servillo. La situazione degenererà quando, a uno a uno, i componenti della famiglia Cimmaruta si accuseranno a vicenda. E anche lo stesso Carlo Saporito, apparentemente molto legato al fratello, approfitterà della situazione per calcolare il suo tornaconto personale.

“Le voci di dentro” è un lavoro potente ed è uno dei testi più profondi di Eduardo De Filippo. Le vere “voci di dentro” sono i sogni che non riusciamo a decifrare, non smettono mai di parlarci, è necessario, però, interpretarle nel giusto modo. Eduardo analizza i mali della società partendo proprio dalle relazioni familiari, dall’ambiente più vicino a noi. “Parlare è inutile”, dice Zì Nicola, e comunica col mondo sparando petardi. Il messaggio è forte e tremendamente attuale : a che serve parlare in un mondo che non sa ascoltare? Siamo nell’era dell’incomunicabilità, non sappiamo ascoltare neanche noi stessi. “Mo volete sapere perché siete assassini? E che v’ ‘o dico a ffa’? Che parlo a ffa’? Chisto, mo, è ‘o fatto ‘o fatto ‘e zi’ Nicola… Parlo inutilmente? In mezzo a voi, forse, ci sono anch’io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l’uno dell’altro: ‘o marito d’ ‘a mugliera, ‘a mugliera, d’ ‘o marito… … ‘a zia d’ ‘o nipote… ‘a sora d’ ‘o frate… Io vi ho accusati e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti… Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni… il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, don Pasqua’, la stima reciproca che ci mette a posto con la nostra coscienza, che ci appacia con noi stessi, l’abbiamo uccisa… E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto. E ci stavamo arrivando. Pure la cameriera ha sospettato di voi.”

Toni Servillo ragiona per sottrazione ne “Le voci di dentro” proponendo un solo atto unico senza intervalli. Sottrae elementi di scena, cede a una scelta monocromatica per dare maggior risalto alle espressioni facciali, ai movimenti, ai gesti, alla timbrica vocale. L’Attore viene prima di tutto, prima degli orpelli scenografici, e, in questo caso, è nudo di fronte al pubblico. E, nonostante non siano tutti allo stesso livello, nel complesso, la proposta di Servillo appare compatta.

 

Le voci di dentro

con Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Toni Servillo, Peppe Servillo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino
scene Lino Fiorito
costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
foto Fabio Esposito
produzione Teatri Uniti di Napoli, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma

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