Le tende bianche. Intervista a Cecilia Latella

Per l’angolo delle interviste, oggi abbiamo il piacere di avere con noi la fumettista napoletana Cecilia Latella che, in occasione dell’uscita del suo graphic novel Le tende bianche – presentato in anteprima all’ARF 2018 – ha deciso di concederci un po’ di tempo per una chiacchierata.

Cecilia è una giovane artista di grande talento – nel 2010 è stata selezionata per partecipare a una master class sulle graphic novel dal fumettista Craig Thompson! – e ha all’attivo molti lavori interessanti, tra cui ricordiamo il serial fantascientifico Native Lands, scritto dall’inglese James Cavanagh e In Absentia, che la vede cimentarsi, invece, con un’ambientazione medievale.

La vicenda narrata ne Le tende bianche è, prima di tutto, una storia d’amore tra due donne che s’incontrano, per una fortuita circostanza, durante la campagna napoleonica in Italia del 1796. A dispetto delle rigide regole imposte dalla società, tra loro nascerà un dolcissimo sentimento reciproco. Il volume è edito da Renbooks, casa editrice specializzata in pubblicazioni LGBT e il libro di Cecilia, nella sua disarmante bellezza e semplicità, è perfetto per rendersi conto che l’amore è meraviglioso in qualunque epoca e che nessuno dovrebbe mai lasciarsi influenzare da sterili pregiudizi.

E ora, lasciamo spazio all’autrice!

Partirei con la più classica delle domande: com’è nata l’idea alla base del tuo graphic novel Le Tende Bianche?
Era un periodo in cui stavo leggendo molti romanzi ambientati nell’epoca Regency, e ho pensato che sarebbe stato bello scrivere una storia del genere ma con protagoniste due donne. Esistono dei romanzi Regency a tematica lesbica ma sono una minoranza.

La prima cosa che salta all’occhio, leggendo la tua opera, è quanto sia a tuo agio nella trattazione di tematiche storiche. Eri già un’appassionata di questa materia, prima di cominciare la lavorazione del libro?
Sì, sono una grande appassionata di storia e di storie in costume. Ascolto con piacere programmi o podcast di argomento storico e in passato ho già scritto vari fumetti con ambientazione storica, in particolare nel medioevo. Faccio parte di un gruppo di appassionati italiani di Riccardo III e quando ancora lavoravo all’università ho tenuto due brevi seminari sulla storiografia.

Come mai l’epoca prescelta è proprio quella dell’Italia napoleonica? Vuoi parlarci dell’attività di documentazione che hai svolto?
Come ho detto prima, volevo scrivere una storia d’amore lesbica in epoca Regency, e quindi la mia primissima idea era stata di ambientarla in Inghilterra. Ma poi ho pensato che sarebbe stato banale e vago ambientarla in Inghilterra, alla stregua di tutti gli altri romanzi Regency che già esistono. Quindi ho deciso che ambientare tutto in Italia e trovando una precisa collocazione storica sarebbe stato più originale e interessante. A quel punto, visto che Napoleone è una figura che mi affascina molto, ho cercato un momento che mi permettesse di far entrare in scena anche lui, sebbene per poco. Ho letto le Memorie della campagna d’Italia di Napoleone nonché vari articoli per ricostruire una cronologia precisa secondo cui far svolgere le vicende. Un lavoro di documentazione a parte è servito poi per riprodurre i vestiti e le ambientazioni. Quando sono andata a Milano ho scattato un intero servizio fotografico ad alcuni luoghi che sarebbero comparsi nel fumetto.

La storia d’amore tra Luisa e Virginia nasce in maniera molto naturale e tenera, ma sembra anche una “scusa” per parlare della libertà femminile, che è stata così a lungo negata. Qual è il tuo pensiero a riguardo?
Volevo raccontare una semplice storia d’amore e, più che altro, di presa di coscienza di sé. Che ci vedi anche una storia di liberazione femminile mi può fare solo piacere. Storie di convivenza e amore femminile sono sempre esistite, anche se magari non ne sappiamo nulla. A questo proposito vorrei consigliare un saggio di Rechel Hope Cleves, Charity and Sylvia: A Same-Sex Marriage in Early America, che tratta uno di questi casi.

Se dovessi scegliere, c’è un personaggio all’interno del fumetto a cui ti senti particolarmente legata?
Sono legata a entrambe le protagoniste, per motivi diversi. In entrambe c’è un po’ di me e di altre persone che ho conosciuto. Tra i personaggi minori forse al padre di Luisa, era il più divertente da disegnare.

I disegni e i colori del libro sono davvero strepitosi. Vuoi descriverci più in dettaglio le tecniche che hai utilizzato? Senza svelarci i tuoi segreti, è ovvio.
Grazie mille! Le Tende Bianche è disegnato tutto ad acquerello, che è un medium che uso da molti anni e che amo molto. La tecnica è un po’ lunga da spiegare per iscritto, ma consiste in pratica nella sovrapposizione di tantissimi strati sottili di acquerello fino a raggiungere l’effetto desiderato. La lavorazione di questo fumetto mi ha permesso anche di sperimentare dei nuovi tipi di carta e di marche di colori.

Guardando ai tuoi innumerevoli lavori, si deduce la tua grande versatilità. A tal proposito, preferisci lavorare come autrice completa, o sulle sceneggiature di altri scrittori?
Grazie di nuovo! Potendo preferirei lavorare come autrice completa, ma per motivi lavorativi non sempre è possibile. Anche quando lavoro con altri sceneggiatori, comunque, cerco sempre di collaborare strettamente con loro per mantenere alto il confronto e la creatività.

Dopo Le Tende Bianche, cosa dobbiamo aspettarci dalle tue opere future? Puoi darci qualche indizio?
Ho appena finito di lavorare ad un fumetto western per uno sceneggiatore americano, inoltre tra un mesetto circa dovrebbe uscire negli USA Let Go, una graphic novel fantascientifica a cui avevo lavorato un paio di anni fa e che aveva avuto una prima edizione limitata grazie a un Kickstarter. Tra poco invece dovrei iniziare a lavorare ad un libro illustrato per i bambini delle scuole elementari.

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