Le quattro stagioni di Vivaldi ‘recomposed’ da Max Richter

thumbnail_MR_DHTutti conoscono “Le quattro stagioni” di Vivaldi, anche chi non conosce la musica classica o non sa cosa sia il barocco veneziano. Si tratta, infatti, di uno dei brani più famosi del pianeta che, in questo caso, è stato ‘ricomposto’ da Max Richter, che è riuscito a far convivere Vivaldi con la musica ambient ed elettronica dei giorni nostri.

Max Richter, nato in Germania cinquant’anni fa e cresciuto in Inghilterra, ha pubblicato, due anni  fa, Vivaldi Recomposed, disco con cui ha mostrato di aver fatto proprio Vivaldi al punto di sentirsi in grado di scomporlo e ricomporlo. L’effetto ottenuto ha avuto un buon successo di pubblico, come dimostra l’attenzione mostrata dagli utenti di Spotify. Il percorso di Richter con Vivaldi ha avuto inizio nel 2012, quando, dopo aver suonato “Le quattro stagioni” nel 2012 dal vivo con la Britten Sinfonia, ne ha poi tratto un disco. Dal 2014 porta in giro per il mondo Recomposed by Max Richter: Vivaldi Le Quattro Stagioni. Richter è anche autore di molte colonne sonore di film e serie tv, tra cui la serie targata HBO Leftovers-Svaniti nel nulla.

Dirige il maestro Werner Ehrhardt, violinista e direttore d’orchestra tedesco, che nel 2004 ha fondato l’Ensemble  L’Arte del Mondo, specializzato nel repertorio antico e barocco.  Con lui il violino di Daniel Hope, artista molto noto in Germania e nel mondo, che ha vinto molti premi per la registrazione dei suoi dischi e collabora con musicisti provenienti da ambiti differenti.

Il concerto comincia con l’esecuzione fedele delle Quattro Stagioni di Vivaldi per poter permettere al pubblico di confrontare Vivaldi con la riscrittura di Max Richter. Infatti è nella seconda parte del concerto che entriamo all’interno dell’universo del compositore fatto di muri sonici di violini, molecole di note dalla partitura vivaldiana che si innestano in un nuovo flusso post-minimalista, che ricorda, per certi versi, Arvo Part nel violino solo di Daniel Hope.

Vivaldi, così riscritto, comunica in maniera diretta con le nuove generazioni grazie anche a un approccio che non stravolge completamente l’originale ma lo ristruttura in chiave minimalista integrando anche, in maniera modulare, alcuni passaggi così come concepiti da Vivaldi.

Richter si approccia alla materia con (troppo) rispetto, ne smembra le linee armoniche dando alla partitura un nuovo dinamismo. E se la prima parte appare poco incisiva, il Vivaldi ricomposto, rispetto al disco, appare pieno di immagini straordinarie ma anche di soluzioni un po’ scontate che, però, nel quadro generale non stonano con l’intero progetto.

 

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