L’armata dei sonnambuli: il teatro nel teatro

L'armata dei sonnambuli

Il regista Pino Carbone è andato in scena nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia con L’armata dei sonnambuli, tratto dal romanzo del collettivo di scrittori Wu Ming pubblicato in Italia nel 2014, il 17 e il 18 giugno 2017 nel Cortile d’onore del Palazzo Reale.

L’impianto scenico di Luigi Ferrigno, libero da sipario, è un’anima di metallo dominata al centro, come in gabbia,  da uno dei simboli della rivoluzione francese: un testa avvolta in corde rosse, in attesa di giudizio o monito delle brutalità di cui la storia, nei tempi e nei luoghi, diventa portatrice. Questa costruzione quasi sospesa nel tempo, negli elementi posti ai due lati, trova le connessioni al mondo reale: un armadio con degli abiti presagisce il tempo della narrazione e una consolle da dj il carattere primario della musica, sottofondo e accompagnamento della storia. Il suono dei tamburi invade il cortile, generando sentimenti contrastanti che ricalcano quelli degli attori in scena.

Il confine che separa il timore dall’angoscia vera e propria è un attimo in cui il vortice di parole si amalgama col battito dei tamburi e, l’impressione generale, è sentire sotto la pelle il Regime del Terrore. Il proscenio si percepisce essere il luogo principale deputato alla scena. Nella rete metallica disegnata della scenografia si distinguono i tanti microfoni rivolti al pubblico. La connessione con la platea è dunque, sin da principio, nelle intenzioni del regista.

Quattro i protagonisti in scena nel racconto di un’epoca convulsa, tra il 21 gennaio 1793, giorno in cui è stato decapitato Luigi XVI, ed il 21 gennaio 1975: Orphée D’Amblanc, medico mesmerista chiamato ad indagare su misteriosi casi di sonnambulismo nelle viscere della Francia reazionaria; Marie Nozière, personaggio esaltante del romanzo storico, sarta vendicatrice che si oppone al potere dei padroni, rivelando in maniera importante la condizione della donna nel periodo della rivoluzione (Contegno e calma! Le donne non escano di casa! esprime bene il sentire comune fortemente rigettato da Marie); Leo Madonnét, teatrante italiano caduto in disgrazia noto col nome di Scaramouche, ricordato dal pubblico solo per aver acceso la miccia di un cannone, ora combattente per la rivoluzione; Auguste Laplace, identità fittizia del Cavaliere d’Yvers, assunta durante il soggiorno volontario all’ospedale di Bicêtre. Laplace ha utilizzato tale permanenza per portare avanti una di esperimenti di sonnambulismo nell’attesa di rientrare a Parigi per dar luogo alla sua Restaurazione mediante un’armata di sonnambuli immuni al dolore, reclutati proprio a Bicêtre, per la liberazione del giovane Delfino di Francia.

Attorno a loro le vicende di un tempo in cui l’uomo diventa protagonista di un principio reazionario e pensato, dopo lungo tempo, nella sua componente umana attraverso la lente d’ingrandimento delle passioni, prima tra tutte quella di cambiare il mondo. Storie personali  dei protagonisti che diventano contraltare della storia che li circonda. Ed in questo la prova attoriale centra perfettamente l’obiettivo. Il corpo degli attori è il corpo della storia, strumento di creazione, visiva e sensoriale, di un contesto che, seppur legato ad un tempo specifico, è esemplificativo della condizione generata dalla paura. L’utilizzo dei microfoni amplifica questa percezione: gli attori in scena sono il mezzo attraverso il quale, nell’accavallarsi e nello schiudersi delle voci, viene liberata la necessità primaria dell’uomo di essere. Le urla, la gioia ed il dolore, la sottomissione e la reazione sono indice di questa necessità che sin dalle prime battute appare come carattere dominante.

Il pubblico è l’interlocutore diretto di questo racconto sul tempo anche nei diversi momenti di metateatro, divenendo  doppiamente partecipe, dentro e fuori la messa in scena. Non a caso il concetto stesso di teatro è una delle metafore essenziali del racconto. La drammaturgia di Linda Dalisi affonda le radici in un grande romanzo storico, frutto di un lavoro di ricerca accurato anche sul piano della costruzione della lingua, in cui il concetto di rappresentazione si fonde con la rappresentazione stessa: la caratterizzazione dei personaggi è parte della loro messa in scena, così come le ambientazioni e la stessa storia. Il teatro nel teatro. Un lavoro complesso e dal forte impatto emotivo ampiamente ricompensato dalla prova scenica e dalla regia di Carbone che, attraverso un lavoro preciso sull’attore e la sovranità attribuita alla parola, lascia emergere un teatro fortemente ancorato al reale, al presente.

 

L’armata dei sonnambuli

tratto dall’omonimo romanzo di Wu Ming
ideazione e progetto Andrea de Goyzueta
con Michelangelo Dalisi, Andrea de Goyzueta, Francesca De Nicolais, Renato De Simone, Rosario Giglio
drammaturgia Linda Dalisi
regia Pino Carbone
musiche Fabrizio Elvetico e Marco Messina
scene Luigi Ferrigno
costumi Annamaria Morelli
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

 

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Una risposta

  1. Titan Premium ha detto:

    Quest’ultimo guida un’armata di sonnambuli immuni al dolore, reclutati nel manicomio di Bicetre, con lo scopo di liberare il giovanissimo figlio del sovrano decapitato.

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