La Vita Ferma – Sguardi sul dolore del ricordo

la vita ferma

Da sempre la scrittura è una forma di sublimazione degli eventi negativi e delle avversità ma anche uno strumento per uscire dalla propria condizione di isolamento. Con “La Vita Ferma – Sguardi sul dolore del ricordo”, Lucia Calamaro, grazie alla coproduzione con SardegnaTeatro e in collaborazione con Teatro di Roma e Odéon – Théâtre de l’Europe, La Chartreuse – Centre national des écritures du spectacle, realizza un lavoro necessario, che utilizza lo spazio bianco della scena come foglio di carta e l’azione scenica come inchiostro, per raccontare la perdita di una persona cara e il dolore del ricordo. Sulla scena ci sono degli scatoloni bianchi da riempire e altri già pieni in una casa che verrà presto abbandonata. Comincia così il primo dei tre atti: Riccardo, durante il trasloco, viene visitato dallo spirito di sua moglie defunta, Simona, che ha paura di essere dimenticata. Comincia, così, tra i due, un flusso magmatico di riflessioni sul tema della memoria in una struttura che non permette allo spettatore di percepire empaticamente il dolore ma di sentirlo addosso immergendosi nella routine di un nucleo familiare contemporaneo. Attraverso flashback, che ricostruiscono pezzi della vita di questa coppia, conosciamo il carattere di Riccardo, goffo e bonaccione, storico in fissa con Ricoeur, e di Simona, eccentrica, tutta nervi, appassionata di danza. La figlia, Alice, disegna mostri su un quaderno e quasi subisce le loro ossessioni e manie.

Nel secondo atto, sono il suo punto di vista e la sua sensibilità ad accompagnarci tra le pieghe della malattia della madre, spingendoci, quindi, ad una penetrante riflessione sul dramma dell’assenza. Ritroviamo Simona, stanca, afflitta dalla sua malattia, non ancora diagnosticata, e Riccardo, che la spinge ad un consulto con un dottore ma, al contempo, per la prima volta, sente sulle sue spalle il proprio destino. La scena si trasforma, di volta in volta, in casa, sala d’attesa del medico e ospedale e cambia proprio col mutare della tragedia.

Nel terzo capitolo Simona non c’è più, sono passati diversi anni dalla sua morte, Alice è incinta e ritrova, dopo cinque anni, il padre al cimitero di Prima Porta, a Roma, dove è sepolta sua madre. Riccardo, però, ha dimenticato l’allocazione della tomba della moglie, convinto che se ne sarebbe ricordato sempre, ma proprio questo luogo dell’assenza sarà il punto di ricongiunzione con Alice. Simona, ormai, ha assunto, nella loro memoria, forme diverse e non coincidenti ma, in fin dei conti, la sua essenza rivive nel quotidiano.

“La vita ferma” è un racconto umanissimo e dolce che affronta, con leggerezza, un tema comune a tutti con una scrittura forte, efficace, che sa alternare il registro comico a quello drammatico. Eppure, nonostante alcune parti molto lunghe e un testo molto articolato, lo spettacolo riesce ad imporsi e a farsi apprezzare soprattutto per le interpretazioni naturali e spontanee di Riccardo Goretti, Simona Senzacqua e Alice Redini, perfettamente a loro agio in scena.
Non dunque rappresentazione o performance ma piuttosto un’operetta morale contemporanea, che riesce a fissare frammenti di vita nel suo infinito crearsi fornendo, infine, delle risposte parziali che lo spettatore porterà con sé per affrontare la sua personale battaglia contro l’ineluttabilità del fato. Potenza della scrittura della Calamaro che, come scrisse Renato Palazzi, sa esprimere il dolore allo stato primordiale senza retorica.

Visto al Piccolo Bellini di Napoli il 28/11/2017

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