La femme acephale

 

la femme acephale

C’è un rapporto strettissimo tra corpo e teatro.  Ed è lo stesso rapporto che intercorre tra presenza e scena. Non si può contemperare un teatro senza corpo e questa simbiosi diventa pienamente efficace quando ogni tassello è incastrato nel verso giusto. La Femme Acéphale di Libero De Martino, da Jacques Prevert, prodotto dai Teatri delle Sguelfe, racconta la storia di una donna, giostraia, burattinaia, che racconta la propria follia in un flusso di coscienza profondo e lacerante. Lei incarna la resistente, l’istinto di sopravvivenza, l’anima devastata, la bimba non cresciuta.  A darle corpo è la bravissima Cinzia Annunziata, diretta da un lucido e rigoroso Libero De Martino.

Una recitazione tutta basata sulla tensione, sulla densità (e la dignità) delle parole e del gesto.  Il processo della follia viene scandito dall’annuncio del primo, del secondo e del terzo ricovero, tre veri e propri movimenti dal pathos diverso, come in un concerto di musica classica. Ricorda molto, nell’atmosfera, “La serata a Colono” di Elsa Morante. Ma è Madame della Fiera, perfetta burattinaia di se stessa, a scandire il ritmo del suo spettacolo e ad allestirlo : costruisce la scena, monta il tendone, mette un disco sul grammofono,  prepara le tinozze per il bagno. E’ lei che si sofferma tra le pieghe delle sue parole, nelle sue piaghe purulente, che tormenta la materia dei suoi ricordi per ricucirsi, per un attimo, con la sua ombra. De Martino, con la Annunziata, ha voluto mettere in scena – e non rappresentare, per fortuna – anche il corpo del teatro, sdoppiato e separato da un sé portante. Cinzia Annunziata è Madame Della Fiera, non la rappresenta né la interpreta. Tutto questo è reso possibile da un vitale connubio tra i due partner e dall’intuizione di De Martino di sfruttare sapientemente una tragedia cruda e umana –  che interrompe nell’unico modo possibile – per lasciare, infine, solo una traccia dell’elemento corporeo. In questa dinamica e, azzardo, nel gesto finale di Madame Della Fiera c’è l’urgenza del teatro, non più luogo solido ma percorso definibile nel desiderio e nella volontà di desiderare una relazione differente con la platea.

La femme acéphale

Da La femme acéphale di J. Prevert
Con Cinzia Annunziata
Drammaturgia e regia Libero de Martino

 

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