Keith Jarrett Piano Solo, Roma, 11 luglio 2014

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Un piano solo di Keith Jarrett, oltre ad essere un evento irripetibile, è un rito e va rispettato. Così è stato a Roma, l’11 luglio, 2014. Ha ragione quando invita il pubblico a non fotografare, a spegnere i telefonini, e a evitare ogni tipo di rumore che possa disturbare la fruizione. Ha ragione perché è difficile entrare seriamente nel suo mondo, anzi, a dire il vero, è un’impresa ardua. Occorre necessariamente silenzio e attenzione, bisogna perdersi e un minimo rumore o uno stupido flash possono essere elementi distrattori anche per il pubblico. Come in ogni recital di Jarrett, maniacale fino allo sfinimento, non si lesinano avvisi. «Il concerto è del tutto improvvisato e sarà registrato, sono strettamente vietate foto, riprese, registrazioni e flash e vanno evitati i colpi di tosse», annuncia una voce a inizio concerto in inglese e in italiano. Niente da fare, l’evento sarà interrotto per ben due volte, poi ripreso magistralmente. Al di là degli aneddoti che sono, ormai, parte integrante e imprescindibile di un concerto di Keith Jarrett, i suoi piano solo contengono tutto e il contrario di tutto, per questo motivo sono unici. Cecil Taylor convive con Bach, Bill Evans gioca a carte con Rachmaninov, lo stesso Jarrett frantuma in mille piccoli pezzi Keith Jarrett riscrivendolo e, addirittura, sfidandolo. La sua è la ricerca della musica totale e le sue scelte armoniche, a metà tra classica e jazz, lo confermano. Il suo atto di libertà compositiva va rispettato se si vuole veramente respirare all’unisono con lui e, probabilmente, il pubblico non l’ha ancora realmente capito. Nonostante tutto, Jarrett ha offerto due set coinvolgenti e tre bis da brividi, con una prima parte più disomogenea e meno ispirata e una seconda più distesa e compatta. Alla fine restano i colori, i brividi, le lacrime, tante, sul penultimo pezzo, prima della fine del primo tempo, dolcissimo e intenso. E resta la successione feroce di stati d’animo, suo vero tratto distintivo, che quell’uomo minuto, paranoico e perfezionista è capace di tirare fuori dal suo strumento.

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